Quando recitiamo il Credo durante la Santa Messa, spesso lo facciamo quasi automaticamente. Ci alziamo in piedi, pronunciamo le parole che abbiamo imparato fin da bambini e affermiamo le verità fondamentali della nostra fede. Tuttavia, dietro questa professione di fede si nasconde una storia straordinaria, ricca di significati teologici, storici e spirituali.
Perché il Credo viene chiamato anche Simbolo della fede? Che cosa significa realmente la parola «simbolo»? Perché i primi cristiani utilizzavano questa espressione? E, soprattutto, che cosa aveva di tanto importante questa professione di fede da essere custodita, trasmessa e difesa anche a costo della vita?
La risposta ci conduce alle origini del cristianesimo, alle prime comunità cristiane, alle persecuzioni romane, alla formazione della dottrina e alla stessa identità della Chiesa.
Comprendere il significato del Simbolo della fede ci permette di riscoprire che il Credo non è una semplice formula religiosa, né una successione di affermazioni astratte. È la sintesi della fede ricevuta dagli Apostoli, la confessione pubblica di ciò che crediamo e una vera e propria carta d’identità spirituale del cristiano.
Ogni volta che pronunciamo il Credo, non stiamo semplicemente ripetendo delle parole: stiamo dichiarando a chi apparteniamo, in chi crediamo e quale verità siamo chiamati a testimoniare con la nostra vita.
1. Che cosa significa la parola «Simbolo»?
Per comprendere perché il Credo venga chiamato Simbolo, dobbiamo partire dall’etimologia della parola.
Il termine deriva dal greco σύμβολον (sýmbolon), che a sua volta proviene dal verbo symbállein, il cui significato è «mettere insieme», «riunire» o «congiungere».
Nell’antichità greca e nel più ampio mondo mediterraneo, il termine symbolon poteva indicare un oggetto diviso in due parti, utilizzato come segno di riconoscimento tra due persone.
Immaginiamo, per esempio, due amici che desiderano mantenere un legame di fiducia anche dopo essersi separati. Per attestare la loro relazione, potevano prendere un piccolo oggetto, come una tavoletta o un frammento di ceramica, e dividerlo in due parti.
Ciascuno conservava una metà.
Quando, anche molti anni dopo, i due si incontravano nuovamente, potevano accostare le rispettive parti e verificare che combaciassero perfettamente.
L’unione dei due frammenti dimostrava che esisteva un rapporto precedente, un vincolo di riconoscimento e una relazione autentica.
Il simbolo, dunque, non era semplicemente un segno decorativo o un’immagine. Era qualcosa che permetteva di riconoscere una realtà più profonda, di identificare una persona e di attestare l’esistenza di un legame.
Questa immagine ci aiuta a comprendere il significato cristiano del termine.
Il Credo viene chiamato Simbolo perché raccoglie e riunisce le verità fondamentali della fede cristiana. È una professione che permette di riconoscere chi appartiene alla fede apostolica e di distinguere la dottrina autentica dagli insegnamenti contrari alla Rivelazione.
Non si tratta, naturalmente, di un semplice meccanismo di identificazione esteriore. Il Credo esprime una realtà molto più profonda: l’unità della fede ricevuta da Cristo e trasmessa dalla Chiesa.
Le sue parole costituiscono una professione comune che unisce i cristiani nella medesima fede.
2. Che cosa significava il simbolo nell’antica Roma?
Per comprendere meglio il contesto storico, è importante distinguere l’origine greca della parola symbolon dagli strumenti di identificazione utilizzati nell’antica Roma.
Nella società romana esistevano diversi sistemi per riconoscere persone, attestare identità, verificare autorizzazioni o comunicare informazioni riservate.
Tra questi troviamo:
- I sigilli personali: utilizzati per autenticare documenti e garantire l’identità di chi li aveva sottoscritti.
- Gli anelli con sigillo: spesso incisi con simboli o immagini identificative, servivano a imprimere un marchio personale nella cera.
- Le tessere: piccoli oggetti o tavolette utilizzati come contrassegni, autorizzazioni o segni di riconoscimento.
- Le password militari: parole convenute che permettevano ai soldati di riconoscersi reciprocamente e distinguere gli alleati dai nemici.
- Le tavolette e i documenti di riconoscimento: utilizzati per attestare determinate relazioni, diritti o autorizzazioni.
La parola latina tessera è particolarmente interessante perché poteva indicare anche un contrassegno o una tessera di riconoscimento.
In ambito militare, per esempio, la parola convenuta consentiva di verificare che una persona appartenesse effettivamente al proprio esercito.
È importante, tuttavia, non confondere questi strumenti con l’origine linguistica del termine cristiano «Simbolo». La parola symbolon è greca, mentre tessera appartiene al vocabolario latino. Si tratta di realtà storicamente affini per la loro funzione di riconoscimento, ma non di termini equivalenti.
Questo contesto ci permette di comprendere meglio una delle funzioni del Credo nella Chiesa primitiva.
In un mondo in cui i cristiani erano talvolta perseguitati, sospettati e costretti a professare la propria fede in condizioni difficili, conoscere e custodire il Simbolo significava possedere una professione comune attraverso la quale riconoscere la vera fede cristiana.
Non era una password segreta né una formula magica. Era la confessione delle verità rivelate da Dio.
Il cristiano non veniva identificato semplicemente perché pronunciava determinate parole, ma perché professava la fede in Gesù Cristo, Figlio di Dio, morto e risorto per la salvezza del mondo.
3. Il Simbolo della fede: una sintesi della dottrina apostolica
La Chiesa non ha inventato il Credo come una semplice formula organizzativa. La sua origine si trova nella fede trasmessa da Gesù Cristo agli Apostoli.
Prima ancora che esistessero le formulazioni complete che oggi conosciamo, le prime comunità cristiane professavano già le verità fondamentali della fede.
San Paolo, nella Prima Lettera ai Corinzi, trasmette una delle più antiche professioni di fede cristiane:
«Vi ho trasmesso anzitutto quello che anch’io ho ricevuto: che Cristo morì per i nostri peccati secondo le Scritture, fu sepolto ed è risorto il terzo giorno secondo le Scritture» (1 Corinzi 15,3-4).
Queste parole sono particolarmente importanti.
San Paolo afferma chiaramente di aver ricevuto una fede che non gli apparteneva personalmente e che, a sua volta, trasmetteva ad altri.
Qui troviamo uno dei principi fondamentali della Tradizione apostolica: la fede cristiana non è il risultato delle opinioni individuali dei credenti, ma un deposito ricevuto da Cristo attraverso gli Apostoli.
Il Credo raccoglie precisamente questa fede.
Non è un insieme di idee inventate da uomini, né una filosofia religiosa elaborata attraverso il consenso delle comunità. È la formulazione sintetica delle verità che la Chiesa ha ricevuto dalla Rivelazione divina e custodisce fedelmente.
Per questo motivo, il Simbolo della fede ha un valore tanto importante nella vita cristiana.
Quando recitiamo il Credo, non esprimiamo semplicemente ciò che pensiamo personalmente su Dio. Professiamo ciò che Dio ha rivelato e che la Chiesa ci insegna a credere.
4. Il Credo nella Chiesa primitiva: una professione trasmessa con grande cura
Durante i primi secoli del cristianesimo, la trasmissione del Simbolo della fede aveva un’importanza straordinaria.
I candidati al Battesimo, chiamati catecumeni, dovevano prepararsi accuratamente prima di ricevere il sacramento.
La preparazione non consisteva soltanto nell’apprendimento di alcune nozioni religiose. Implicava un vero cammino di conversione, di conoscenza della dottrina cristiana e di adesione personale a Gesù Cristo.
In questo contesto si svilupparono due momenti particolarmente significativi:
La traditio symboli: la consegna del Simbolo.
Era il momento in cui la Chiesa trasmetteva ufficialmente il Credo ai catecumeni.
Il Simbolo veniva loro insegnato come un tesoro spirituale da custodire fedelmente. Non era considerato una semplice composizione letteraria, ma la sintesi della fede apostolica che il battezzando avrebbe professato pubblicamente.
La redditio symboli: la restituzione del Simbolo.
Dopo averlo ricevuto e imparato, i catecumeni dovevano recitarlo e professarlo personalmente.
Questo gesto aveva un significato profondo: la fede ricevuta dalla Chiesa diventava anche la fede professata dal singolo cristiano.
Non bastava aver ascoltato le parole. Era necessario farle proprie, comprenderne il significato e confessarle pubblicamente.
Questa pratica dimostra quanto fosse importante il Credo nella preparazione battesimale dei primi cristiani.
La fede veniva ricevuta, custodita e trasmessa.
Non era una realtà privata, isolata o soggetta alle preferenze individuali.
Era il patrimonio spirituale della Chiesa.
5. Perché i primi cristiani custodivano il Credo come un tesoro?
Nei primi secoli, il cristianesimo si diffuse in un ambiente spesso ostile.
Le comunità cristiane dovettero affrontare persecuzioni, incomprensioni, accuse e contrasti dottrinali.
Professare pubblicamente che Gesù Cristo era il Signore poteva comportare conseguenze molto gravi.
Nel mondo romano, infatti, la fedeltà religiosa era spesso legata anche alla fedeltà all’ordine politico e alle tradizioni civili. Il rifiuto dei cristiani di partecipare ai culti pagani e di riconoscere agli imperatori un culto religioso li esponeva talvolta a sospetti e persecuzioni.
In questo contesto, il Credo assumeva un significato particolarmente importante.
Professare la fede significava dichiarare apertamente di appartenere a Cristo, anche quando questa scelta poteva comportare la perdita dei propri beni, della libertà o persino della vita.
Le parole del Credo non erano dunque semplici formule da ripetere.
Erano una testimonianza.
Il cristiano che dichiarava «Credo in un solo Dio» e professava Gesù Cristo come Figlio unigenito del Padre affermava una verità che poteva metterlo in contrasto con il mondo circostante.
Il Simbolo diventava così una professione di fedeltà a Cristo.
Non sorprende, quindi, che la Chiesa abbia sempre attribuito tanta importanza alla sua conservazione e alla sua trasmissione.
6. Il Simbolo degli Apostoli e il Simbolo niceno-costantinopolitano
Nella tradizione cattolica conosciamo principalmente due formulazioni del Credo.
Entrambe esprimono la stessa fede apostolica, ma hanno origini e caratteristiche differenti.
Il Simbolo degli Apostoli
È una delle più antiche formulazioni della professione di fede cristiana occidentale.
La sua origine è legata all’antica professione battesimale della Chiesa di Roma, che si sviluppò nel corso dei primi secoli.
La tradizione lo collega agli Apostoli, non nel senso che essi abbiano necessariamente composto materialmente il testo nella sua forma attuale, ma perché ne esprime la fede e l’insegnamento.
È una formulazione breve, essenziale e profondamente radicata nella tradizione battesimale.
Le sue affermazioni riguardano:
- Dio Padre onnipotente, Creatore del cielo e della terra.
- Gesù Cristo, suo Figlio unigenito e nostro Signore.
- L’Incarnazione, la Passione e la morte di Cristo.
- La sua discesa agli inferi.
- La Risurrezione e l’Ascensione.
- Lo Spirito Santo.
- La santa Chiesa cattolica.
- La comunione dei santi.
- La remissione dei peccati.
- La risurrezione della carne.
- La vita eterna.
Ogni affermazione racchiude una verità fondamentale della fede cristiana.
Il Simbolo niceno-costantinopolitano
Questa seconda formulazione è più estesa e viene recitata abitualmente durante la Santa Messa domenicale e nelle solennità.
La sua storia è strettamente legata ai grandi concili ecumenici di Nicea, nel 325, e di Costantinopoli, nel 381.
Il Concilio di Nicea fu convocato soprattutto per affrontare la controversia ariana, che negava la piena divinità del Figlio.
La Chiesa proclamò solennemente che Gesù Cristo è «Dio vero da Dio vero», «generato, non creato», «della stessa sostanza del Padre».
Questa affermazione è essenziale.
Cristo non è una creatura superiore, un essere intermedio o un semplice profeta.
È il Figlio eterno del Padre, vero Dio e vero uomo.
Il Simbolo niceno-costantinopolitano approfondisce anche la professione di fede nello Spirito Santo, proclamandone la divinità e la sua opera vivificante.
La sua formulazione rappresenta una delle più importanti espressioni dottrinali della fede cattolica.
7. Perché il Credo è diviso in tre parti?
Il Simbolo della fede presenta una struttura profondamente trinitaria.
Le sue affermazioni si articolano attorno alle tre Persone della Santissima Trinità:
- Dio Padre.
- Gesù Cristo, Figlio di Dio.
- Lo Spirito Santo.
Questa struttura non è casuale.
Il cristianesimo è una religione trinitaria: un solo Dio in tre Persone realmente distinte, Padre, Figlio e Spirito Santo.
La prima parte del Credo proclama la fede in Dio Padre onnipotente, Creatore del cielo e della terra.
La seconda parte è dedicata a Gesù Cristo, il Figlio eterno del Padre, che si è incarnato per la nostra salvezza, è morto, è risorto ed è salito al cielo.
La terza parte professa la fede nello Spirito Santo, Signore e datore di vita, e nella Chiesa, nella comunione dei santi, nella remissione dei peccati e nella vita eterna.
In questo modo, il Credo non è soltanto un elenco di verità religiose.
È una sintesi della storia della salvezza e della vita intima di Dio così come ci è stata rivelata.
Ogni cristiano, pronunciando il Simbolo, professa la fede nel Dio Uno e Trino.
8. Il Credo non è una semplice formula: è un atto di fede
Uno degli errori più comuni nella vita cristiana consiste nel recitare il Credo senza riflettere sufficientemente sul suo significato.
Possiamo conoscere perfettamente le parole, pronunciarle correttamente e ripeterle ogni domenica, ma questo non significa necessariamente che ne viviamo pienamente il contenuto.
Il Credo richiede un’adesione interiore.
Quando diciamo «Credo in Dio», non stiamo esprimendo una semplice opinione personale.
Stiamo compiendo un atto di fede teologale, mediante il quale aderiamo a Dio e alle verità che Egli ha rivelato.
La fede cristiana coinvolge l’intelligenza e la volontà.
Credere significa riconoscere come vera la Rivelazione divina e affidarsi a Dio, che non può ingannarsi né ingannare.
San Paolo afferma:
«Se con la tua bocca proclamerai: “Gesù è il Signore!”, e con il tuo cuore crederai che Dio lo ha risuscitato dai morti, sarai salvo» (Romani 10,9).
Questo versetto ci mostra che la fede possiede una dimensione interiore e una dimensione esteriore.
Il cuore crede, mentre la bocca confessa.
Non sono due realtà separate, ma due aspetti di un’unica adesione a Cristo.
Il Credo è precisamente questo: una fede che viene accolta interiormente e professata pubblicamente.
9. Il Simbolo come segno di unità della Chiesa
Un altro significato fondamentale del Credo è quello dell’unità.
I cattolici di tutto il mondo, indipendentemente dalla lingua, dalla nazionalità o dalla cultura, professano la stessa fede.
Un cristiano in Italia, uno in Spagna, uno in Polonia, uno in Brasile o uno nelle Filippine possono recitare il Credo nelle rispettive lingue, ma le verità professate sono le medesime.
Questa unità non deriva da una semplice uniformità culturale.
Deriva dalla comune adesione alla fede apostolica.
La Chiesa è una perché uno solo è il suo Signore, una sola è la fede che professa e uno solo è il Battesimo che introduce nella vita cristiana.
San Paolo scrive:
«Un solo Signore, una sola fede, un solo battesimo» (Efesini 4,5).
Il Simbolo è dunque una delle espressioni più evidenti di questa unità.
Esso ci ricorda che la fede cattolica non è una costruzione individuale, né un insieme di interpretazioni personali.
È una verità ricevuta, custodita e trasmessa dalla Chiesa.
Per questo motivo, il Credo rappresenta anche un criterio per riconoscere la continuità della dottrina cristiana nel corso dei secoli.
10. Il Credo e la lotta contro le eresie
La storia della Chiesa dimostra che la fede cristiana è stata continuamente chiamata a difendere la verità rivelata contro interpretazioni errate.
Fin dai primi secoli sorsero dottrine che mettevano in discussione alcune verità fondamentali del cristianesimo.
Tra le controversie più importanti troviamo quella ariana.
Ario sosteneva che il Figlio non fosse eterno come il Padre e che fosse una creatura, seppure superiore a tutte le altre.
Questa posizione comprometteva la stessa identità di Gesù Cristo e, di conseguenza, la comprensione cristiana della salvezza.
Se Cristo fosse soltanto una creatura, non sarebbe veramente Dio.
La Chiesa, riunita nel Concilio di Nicea nel 325, proclamò con chiarezza la piena divinità del Figlio.
La formula «della stessa sostanza del Padre» fu fondamentale per custodire la verità della fede.
Altre controversie riguardarono la natura di Cristo, la sua vera umanità e la relazione tra le Persone della Santissima Trinità.
In questo contesto, il Credo non fu semplicemente uno strumento per definire l’appartenenza religiosa.
Divenne anche una formulazione autorevole delle verità che la Chiesa aveva il dovere di custodire.
La fede non poteva essere modificata secondo le opinioni del momento.
La Chiesa doveva trasmettere fedelmente ciò che aveva ricevuto.
11. Perché il Credo viene recitato durante la Santa Messa?
La presenza del Credo nella liturgia non è casuale.
Durante la Santa Messa domenicale e nelle solennità, dopo l’ascolto della Parola di Dio e l’omelia, l’assemblea si alza in piedi e professa solennemente la propria fede.
Questo momento possiede un significato liturgico e spirituale molto importante.
Abbiamo ascoltato le letture della Sacra Scrittura.
Abbiamo ricevuto l’insegnamento della Chiesa attraverso l’omelia.
Ora siamo chiamati a rispondere con la nostra professione di fede.
Il Credo rappresenta quindi una risposta comunitaria alla Parola di Dio.
Non ascoltiamo passivamente la Rivelazione: la accogliamo, la confessiamo e ci impegniamo a viverla.
La posizione eretta esprime anche la dignità e la solennità di questo atto.
Non si tratta di un momento secondario della celebrazione.
È una professione pubblica della fede che unisce l’assemblea alla Chiesa universale.
Ogni volta che recitiamo il Credo, ci uniamo spiritualmente a tutti i cristiani che, nel corso dei secoli, hanno professato le stesse verità.
12. Il Credo e il Battesimo: la fede che riceviamo e professiamo
Il rapporto tra il Simbolo e il Battesimo è particolarmente profondo.
Fin dalle origini, la professione di fede ha accompagnato la celebrazione del sacramento che introduce l’uomo nella vita cristiana.
Prima di ricevere il Battesimo, il catecumeno veniva interrogato sulla propria fede.
La professione battesimale era strutturata attorno alle tre Persone della Santissima Trinità.
Questo corrisponde perfettamente alle parole di Cristo nel Vangelo secondo Matteo:
«Andate dunque e fate discepoli tutti i popoli, battezzandoli nel nome del Padre e del Figlio e dello Spirito Santo» (Matteo 28,19).
Il Battesimo non è semplicemente un rito di appartenenza sociale o una tradizione familiare.
È il sacramento mediante il quale veniamo liberati dal peccato, rigenerati come figli di Dio e incorporati alla Chiesa.
La professione del Credo esprime la fede nella quale veniamo battezzati.
Per questo motivo, il Simbolo non dovrebbe essere considerato soltanto una preghiera da recitare durante la Messa.
È anche la sintesi della fede che ha dato origine alla nostra vita cristiana.
13. Che cosa significa oggi professare il Credo?
Viviamo in un’epoca in cui molte verità fondamentali vengono messe in discussione.
La fede cristiana è spesso presentata come una scelta puramente soggettiva, un’esperienza privata o una tradizione culturale che ciascuno può reinterpretare secondo le proprie preferenze.
In questo contesto, recitare il Credo assume un significato particolarmente importante.
Quando un cattolico proclama:
«Credo in un solo Dio, Padre onnipotente, Creatore del cielo e della terra…»
sta affermando che Dio è il principio e il fine di ogni cosa.
Quando proclama:
«Credo in un solo Signore, Gesù Cristo…»
sta dichiarando che Gesù non è semplicemente un maestro morale, un personaggio storico o un profeta.
È il Figlio eterno di Dio, il Salvatore del mondo.
Quando proclama:
«Credo nello Spirito Santo…»
sta confessando la presenza e l’azione divina dello Spirito nella vita della Chiesa e nell’anima dei fedeli.
Quando proclama:
«Credo la Chiesa, una, santa, cattolica e apostolica…»
sta riconoscendo la natura e la missione della Chiesa fondata da Cristo.
E quando proclama:
«Aspetto la risurrezione dei morti e la vita del mondo che verrà»,
sta affermando che la morte non è l’ultima parola sull’esistenza umana.
Il Credo ci ricorda che la nostra fede non è costruita sulle mode culturali, sulle opinioni individuali o sulle ideologie del momento.
È fondata su una verità che ci precede e che siamo chiamati a custodire.
14. Il Simbolo della fede ci ricorda che non siamo proprietari della verità
Esiste una tentazione particolarmente diffusa nella mentalità contemporanea: pensare che ciascuno possa costruirsi una fede personale, scegliendo liberamente ciò che desidera credere e scartando tutto ciò che non coincide con le proprie convinzioni.
Ma il cristianesimo non funziona così.
Il cattolico non è proprietario della fede.
La riceve dalla Chiesa, che a sua volta l’ha ricevuta da Cristo attraverso gli Apostoli.
San Paolo esorta i cristiani a rimanere saldi nelle tradizioni ricevute:
«Perciò, fratelli, state saldi e mantenete le tradizioni che avete appreso così dalla nostra parola come dalla nostra lettera» (2 Tessalonicesi 2,15).
Questo insegnamento è fondamentale per comprendere il valore del Simbolo.
Il Credo non è una formula che possiamo modificare secondo i nostri gusti.
Non possiamo eliminare una verità perché ci sembra difficile, superata o poco conforme alla sensibilità del nostro tempo.
La fede cristiana richiede umiltà.
Significa riconoscere che Dio è la Verità e che la nostra intelligenza deve aprirsi alla Rivelazione, non pretendere di correggerla.
15. Il Credo come guida per la vita quotidiana
Il Simbolo della fede non deve rimanere confinato alla liturgia o allo studio teologico.
Ogni sua affermazione possiede conseguenze concrete per la nostra vita.
Credere in Dio Padre, Creatore del cielo e della terra, significa riconoscere che la nostra esistenza non è frutto del caso e che tutto ciò che siamo ha origine in Lui.
Credere in Gesù Cristo significa accettare che Egli è il Signore della nostra vita e che siamo chiamati a seguirlo.
Credere nello Spirito Santo significa riconoscere la necessità della grazia divina per vivere cristianamente.
Credere nella Chiesa significa comprendere che non siamo cristiani isolati, ma membri di un Corpo spirituale fondato da Cristo.
Credere nella remissione dei peccati significa riconoscere la misericordia divina e la necessità della conversione.
Credere nella risurrezione della carne significa comprendere che il nostro corpo possiede una dignità eterna e che la salvezza riguarda l’uomo nella sua interezza.
Credere nella vita eterna significa vivere questa esistenza terrena con lo sguardo rivolto al destino ultimo dell’uomo.
Il Credo, dunque, non è soltanto qualcosa che pronunciamo.
È qualcosa che dobbiamo vivere.
16. Come riscoprire il Credo nella propria vita spirituale
Un esercizio particolarmente utile consiste nel meditare lentamente le singole affermazioni del Simbolo della fede.
Spesso recitiamo il Credo in meno di due minuti, ma ciascuna delle sue frasi potrebbe diventare il punto di partenza per una lunga meditazione.
Possiamo, per esempio, dedicare ogni giorno qualche minuto a una delle sue affermazioni.
Ecco un possibile itinerario spirituale di trenta giorni.
| Giorni | Tema della meditazione |
|---|---|
| 1-3 | Dio Padre onnipotente, Creatore del cielo e della terra |
| 4-6 | Gesù Cristo, Figlio unigenito di Dio |
| 7-9 | L’Incarnazione e la nascita di Cristo |
| 10-12 | La Passione e la morte di Nostro Signore |
| 13-15 | La Risurrezione e l’Ascensione |
| 16-18 | Lo Spirito Santo e la sua opera nella Chiesa |
| 19-21 | La Chiesa una, santa, cattolica e apostolica |
| 22-24 | La comunione dei santi e la remissione dei peccati |
| 25-27 | La risurrezione della carne |
| 28-30 | La vita eterna e il giudizio finale |
Durante questa meditazione possiamo porci alcune domande:
- Comprendo veramente ciò che sto professando?
- Questa verità influenza le mie decisioni quotidiane?
- Vivo come se Dio fosse realmente il Creatore e il Signore della mia esistenza?
- Mi affido a Gesù Cristo nelle difficoltà?
- Sono fedele agli insegnamenti della Chiesa?
- Vivo nella speranza della vita eterna?
Questo esercizio può trasformare il Credo da una formula abituale in una vera scuola di fede.
17. Il Simbolo della fede: un tesoro che dobbiamo custodire
La parola «Simbolo» racchiude un significato molto più profondo di quanto possa sembrare a prima vista.
Nella sua origine antica richiama l’idea di due parti che vengono riunite per riconoscere una realtà comune.
Nel cristianesimo, questo significato assume una dimensione spirituale straordinaria.
Il Credo riunisce le verità fondamentali della fede apostolica e permette ai cristiani di riconoscersi nella medesima professione di fede.
È il tesoro che la Chiesa ha ricevuto da Cristo, ha trasmesso attraverso gli Apostoli e ha custodito nel corso dei secoli.
È la professione che accompagnava i primi cristiani nel Battesimo, che sosteneva i fedeli durante le persecuzioni e che venne difesa dai Padri della Chiesa contro le eresie.
È la stessa fede che oggi continuiamo a professare durante la Santa Messa.
Quando pronunciamo il Credo, non dobbiamo dimenticare che quelle parole sono state trasmesse attraverso generazioni di cristiani che hanno creduto, pregato, sofferto e, in molti casi, dato la vita per Cristo.
Non recitiamo semplicemente una formula ereditata dal passato.
Professiamo una fede viva, ricevuta e custodita dalla Chiesa.
Per questo motivo, il Credo deve essere pronunciato con rispetto, consapevolezza e profonda adesione interiore.
Non è una semplice preghiera tra le tante.
È la nostra professione di fede.
È la dichiarazione della nostra appartenenza a Cristo.
È il Simbolo che ci unisce alla Chiesa di tutti i tempi.
E ogni volta che lo recitiamo con sincerità, rinnoviamo la nostra adesione a quella verità che non cambia, perché il suo fondamento non è l’uomo, ma Dio stesso.
Credo in unum Deum.
Credo in un solo Dio.
Queste prime parole racchiudono tutto il senso della nostra fede: riconoscere Dio come unico Signore, accogliere la sua Rivelazione e vivere nella fedeltà a Gesù Cristo, nostro Salvatore.
Fonti e riferimenti per approfondire
- Catechismo della Chiesa Cattolica, paragrafi 185-197: il Simbolo della fede.
- San Cirillo di Gerusalemme, Catechesi e istruzioni ai catecumeni sul Simbolo della fede.
- Sant’Ambrogio di Milano, Explanatio Symboli e insegnamenti sulla professione battesimale.
- Sacra Scrittura: 1 Corinzi 15,3-4; Romani 10,9; Matteo 28,19; Efesini 4,5; 2 Tessalonicesi 2,15; Giovanni 1,14; Matteo 16,18.
- Concilio di Nicea (325) e Concilio di Costantinopoli (381): definizione e difesa della fede nella divinità del Figlio e dello Spirito Santo.