Viviamo in un’epoca ossessionata dalla motivazione. Ci viene ripetuto continuamente che dobbiamo essere motivati per lavorare, per allenarci, per studiare, per pregare, per migliorare noi stessi o per raggiungere i nostri obiettivi. Libri, video, corsi e social network ci invitano costantemente a “ritrovare la motivazione”, a “pensare positivo” e a cercare ogni giorno quella spinta interiore che dovrebbe portarci avanti.
Ma c’è un problema fondamentale: la motivazione, così come normalmente la intendiamo, è instabile.
Ci sono giorni in cui siamo pieni di entusiasmo, di energia e di desiderio di fare le cose bene. Altri giorni, invece, non abbiamo voglia di fare nulla. Ci svegliamo stanchi, scoraggiati, distratti o semplicemente senza alcun entusiasmo.
Se costruiamo la nostra vita sulla motivazione, costruiamo sulla sabbia.
Se invece la costruiamo sulle abitudini buone, sulla disciplina e soprattutto sulle virtù, possiamo continuare ad avanzare anche quando non sentiamo nulla.
Questa distinzione è particolarmente importante per la vita cristiana. La fede non può dipendere dal nostro stato d’animo. La santità non consiste nel sentirsi sempre motivati. La fedeltà a Dio si manifesta precisamente quando facciamo il bene anche quando non ne abbiamo voglia.
1. La motivazione non è cattiva, ma non è sufficiente
È importante chiarire fin dall’inizio che la motivazione non è qualcosa di cattivo.
L’entusiasmo può essere un dono. Può aiutarci a iniziare un progetto, a superare una difficoltà, a prendere una decisione o a compiere un cambiamento importante nella nostra vita.
Il problema nasce quando trasformiamo la motivazione nel fondamento della nostra vita.
L’emozione cambia.
Il desiderio cambia.
L’entusiasmo cambia.
L’energia cambia.
Le circostanze cambiano.
E se la nostra condotta dipende esclusivamente da ciò che sentiamo in un determinato momento, la nostra perseveranza sarà necessariamente fragile.
Per questo la vita cristiana non può essere costruita sull’emozione del momento.
San Paolo ci ricorda:
«Camminiamo infatti nella fede e non nella visione» (2 Cor 5,7).
La fede cristiana non consiste nel fare soltanto ciò che sentiamo. Consiste nel fidarci di Dio e nel conformare la nostra volontà alla Sua, anche quando le nostre emozioni non ci accompagnano.
2. Costruire sulla sabbia o costruire sulla roccia
Nel Vangelo troviamo una delle immagini più potenti per comprendere questa realtà.
Gesù dice:
«Chiunque ascolta queste mie parole e le mette in pratica sarà simile a un uomo saggio, che ha costruito la sua casa sulla roccia. Cadde la pioggia, vennero le inondazioni, soffiarono i venti e si abbatterono su quella casa, ed essa non cadde, perché era fondata sulla roccia.
Chiunque invece ascolta queste mie parole e non le mette in pratica sarà simile a un uomo stolto, che ha costruito la sua casa sulla sabbia. Cadde la pioggia, vennero le inondazioni, soffiarono i venti e si abbatterono su quella casa, ed essa cadde, e la sua rovina fu grande» (Mt 7,24-27).
La differenza non consiste nell’assenza di tempeste.
Entrambe le case ricevono la pioggia.
Entrambe sono colpite dal vento.
Entrambe devono affrontare le inondazioni.
La differenza è il fondamento.
La vita cristiana non ci promette che non avremo difficoltà. Ci promette qualcosa di molto più importante: che possiamo rimanere saldi in mezzo alle difficoltà se la nostra vita è fondata su Cristo.
La motivazione è simile alla sabbia: può essere piacevole quando il tempo è buono, ma non offre un fondamento sufficiente quando arriva la tempesta.
La virtù, invece, costruisce lentamente una struttura capace di resistere.
3. La virtù è più importante dell’entusiasmo
Nella tradizione cristiana, e in particolare nella filosofia e nella teologia di san Tommaso d’Aquino, la virtù è considerata un habitus, cioè una disposizione stabile dell’anima che ci inclina a compiere il bene.
Non si tratta semplicemente di conoscere ciò che è bene.
Non si tratta nemmeno di desiderarlo occasionalmente.
Si tratta di diventare, progressivamente, persone capaci di compiere il bene con maggiore stabilità.
Per esempio, una persona non diventa forte perché un giorno si sente molto motivata.
Diventa forte attraverso molti atti di fortezza.
Non diventa temperante perché un giorno decide di controllarsi.
Diventa temperante attraverso la ripetizione di molte scelte ordinate.
Non diventa paziente perché una mattina si sveglia piena di serenità.
Diventa paziente imparando, giorno dopo giorno, a dominare l’impazienza.
La virtù trasforma progressivamente il carattere.
E questo è fondamentale.
Non diventiamo ciò che desideriamo essere semplicemente perché lo desideriamo. Diventiamo ciò che ripetutamente scegliamo di fare.
4. La vita cristiana non è una gara per sentirsi bene
Una delle grandi tentazioni del nostro tempo consiste nel confondere la vita buona con la vita piacevole.
Se qualcosa ci fa sentire bene, pensiamo che debba essere buono.
Se qualcosa ci costa, pensiamo che debba essere negativo.
Ma il cristianesimo insegna qualcosa di molto diverso.
Il bene non si definisce in base alla nostra comodità.
Il bene si definisce in base alla verità e alla volontà di Dio.
Gesù non disse:
«Prendete la vostra croce quando vi sentite motivati».
Disse:
«Se qualcuno vuole venire dietro a me, rinneghi se stesso, prenda la sua croce e mi segua» (Mt 16,24).
La croce non è sempre emozionante.
La preghiera non è sempre consolante.
La carità non è sempre piacevole.
Il perdono non è sempre facile.
La disciplina non è sempre motivante.
Ma proprio qui appare la grandezza della virtù.
La virtù ci permette di fare il bene anche quando il sentimento non ci sostiene.
5. La libertà cristiana non significa fare ciò che ci va
La cultura contemporanea tende spesso a identificare la libertà con la capacità di fare ciò che si desidera.
«Sono libero perché faccio ciò che voglio».
Ma questa concezione della libertà è profondamente insufficiente.
Se una persona è incapace di dominare i propri impulsi, non è veramente libera.
Se non può rinunciare a ciò che desidera, non è veramente libera.
Se ogni emozione diventa un ordine, non è veramente libera.
La vera libertà consiste nella capacità di scegliere il bene.
Una persona libera può dire:
«Non ne ho voglia, ma so che è giusto».
«Sono stanco, ma devo compiere il mio dovere».
«Sono ferito, ma scelgo di perdonare».
«Non sento nulla nella preghiera, ma rimango fedele».
«Non mi conviene, ma è la cosa giusta».
Questa è la libertà che la virtù costruisce.
6. Le quattro virtù cardinali
La tradizione cattolica ha sempre attribuito un’importanza fondamentale alle quattro virtù cardinali:
- prudenza;
- giustizia;
- fortezza;
- temperanza.
Esse costituiscono come quattro pilastri della vita morale.
Prudenza
La prudenza ci aiuta a riconoscere il bene concreto che dobbiamo compiere nelle diverse circostanze.
Non consiste nella paura o nella passività.
Consiste nel giudicare rettamente e agire di conseguenza.
Giustizia
La giustizia ci porta a dare a Dio e al prossimo ciò che è loro dovuto.
Ci ricorda che la nostra vita non ruota esclusivamente intorno ai nostri desideri.
Abbiamo doveri verso Dio, verso la famiglia, verso la società e verso il prossimo.
Fortezza
La fortezza ci permette di affrontare le difficoltà e di perseverare nel bene nonostante gli ostacoli.
È precisamente la virtù che ci permette di continuare quando la motivazione scompare.
Temperanza
La temperanza ordina i nostri desideri e i nostri piaceri secondo la ragione e la legge di Dio.
Ci insegna a non essere schiavi dei nostri impulsi.
Queste virtù non vengono costruite in un solo giorno.
Vengono forgiate attraverso atti ripetuti.
7. Le virtù teologali: fede, speranza e carità
Al di sopra delle virtù cardinali troviamo le virtù teologali:
fede, speranza e carità.
Esse ci uniscono direttamente a Dio.
La fede ci fa aderire alla verità rivelata da Dio.
La speranza ci porta a confidare nelle Sue promesse.
La carità ci unisce a Dio attraverso l’amore.
San Paolo ci dice:
«Queste dunque le tre cose che rimangono: la fede, la speranza e la carità; ma di tutte più grande è la carità» (1 Cor 13,13).
Anche qui vediamo qualcosa di fondamentale.
La carità cristiana non è semplicemente un’emozione.
Amare Dio non significa necessariamente sentirsi emozionati durante la preghiera.
Amare Dio significa volere il bene che Dio vuole.
Significa cercare la Sua gloria.
Significa obbedire ai Suoi comandamenti.
Significa perseverare nella fedeltà anche quando il cuore attraversa periodi di aridità.
8. Gesù non ha promesso una vita senza difficoltà
Viviamo in una cultura che vende spesso l’idea di una vita senza sofferenza.
Ma il cristianesimo non promette questo.
Cristo stesso ha attraversato il dolore, il rifiuto, l’abbandono, l’ingiustizia e la Croce.
E ci ha avvertiti:
«Nel mondo avrete tribolazioni, ma abbiate coraggio: io ho vinto il mondo!» (Gv 16,33).
La domanda cristiana non è:
«Come posso evitare tutte le difficoltà?»
La domanda è:
«Come posso rimanere fedele a Dio in mezzo alle difficoltà?»
Ed è qui che entrano in gioco le virtù.
La motivazione può aiutarci quando tutto va bene.
La virtù ci sostiene quando tutto va male.
9. La fedeltà nelle piccole cose
Gesù insiste spesso sull’importanza delle piccole cose.
«Chi è fedele nel poco è fedele anche nel molto» (Lc 16,10).
La santità non viene costruita soltanto attraverso grandi gesti.
Si costruisce nella quotidianità.
Nel modo in cui parliamo.
Nel modo in cui lavoriamo.
Nel modo in cui trattiamo il coniuge.
Nel modo in cui reagiamo alle contrarietà.
Nel modo in cui preghiamo.
Nel modo in cui utilizziamo il nostro tempo.
Nel modo in cui affrontiamo le tentazioni.
Nel modo in cui compiamo i nostri doveri quando nessuno ci vede.
Questa fedeltà nascosta ha un valore enorme davanti a Dio.
Gesù insegna:
«Il Padre tuo, che vede nel segreto, ti ricompenserà» (Mt 6,18).
10. La disciplina cristiana non è perfezionismo
È importante distinguere la disciplina dal perfezionismo.
Il perfezionismo può nascere dall’orgoglio.
La persona perfezionista vuole controllare tutto, non accetta i propri limiti e può cadere nello scoraggiamento quando fallisce.
La disciplina cristiana è diversa.
La disciplina riconosce la nostra debolezza ma decide di continuare.
Quando cadiamo, ci rialziamo.
Quando falliamo, ricominciamo.
Quando perdiamo un giorno di preghiera, non abbandoniamo la preghiera.
Quando commettiamo un peccato, ricorriamo alla misericordia di Dio, specialmente attraverso il Sacramento della Penitenza, e riprendiamo il cammino.
La perseveranza non significa non cadere mai.
Significa non rimanere a terra.
11. La grazia non sostituisce la nostra cooperazione
La vita cristiana è innanzitutto opera della grazia di Dio.
Non possiamo santificarci da soli.
Cristo stesso dice:
«Senza di me non potete far nulla» (Gv 15,5).
Ma questo non significa che dobbiamo rimanere passivi.
San Paolo scrive:
«Lavorate alla vostra salvezza con timore e tremore. È Dio infatti che suscita in voi il volere e l’operare secondo il suo disegno d’amore» (Fil 2,12-13).
La grazia non distrugge la nostra libertà.
La grazia la guarisce, la eleva e la rende capace di cooperare con Dio.
Per questo la vita spirituale richiede sia la fiducia nella grazia sia la nostra cooperazione.
12. Piccoli atti, grandi trasformazioni
Una delle grandi illusioni della nostra epoca consiste nel pensare che dobbiamo realizzare cambiamenti giganteschi per trasformare la nostra vita.
Spesso non è così.
La maggior parte delle trasformazioni profonde nasce da piccole decisioni ripetute.
Cinque minuti di preghiera ogni giorno.
Un esame di coscienza alla sera.
Un atto di pazienza.
Una parola gentile.
Un sacrificio nascosto.
Un atto di dominio di sé.
Una rinuncia.
Un gesto di carità.
Una decina del Rosario recitata con attenzione.
Una lettura quotidiana del Vangelo.
Queste azioni possono sembrare insignificanti.
Ma, ripetute nel tempo, formano l’anima.
13. Una regola di vita è migliore di un’esplosione di motivazione
Molte persone iniziano un nuovo progetto con enorme entusiasmo.
Per alcuni giorni pregano molto.
Leggono molto.
Fanno esercizio.
Studiano.
Lavorano intensamente.
Poi l’entusiasmo diminuisce.
E tutto si ferma.
Il problema non era necessariamente la mancanza di sincerità.
Il problema era l’assenza di una struttura.
Una regola di vita, invece, stabilisce ciò che dobbiamo fare anche quando non ne abbiamo voglia.
Non deve essere complicata.
Può comprendere:
- un orario stabile per alzarsi;
- un momento quotidiano di preghiera;
- la lettura della Sacra Scrittura;
- l’esame di coscienza;
- il Rosario;
- il compimento fedele dei propri doveri;
- momenti di silenzio;
- esercizio fisico moderato;
- tempo ordinato per il lavoro e la famiglia;
- riposo adeguato.
La regola protegge la nostra vita dalle oscillazioni dell’umore.
14. Il Rosario: un esempio perfetto di fedeltà
Il Santo Rosario offre un esempio particolarmente bello.
Ci saranno giorni in cui pregheremo il Rosario con grande fervore.
Altri giorni saremo distratti.
Altri ancora saremo stanchi.
A volte sentiremo una grande consolazione.
Altre volte sembrerà che le parole escano dalla nostra bocca senza alcuna emozione.
Ma il valore della preghiera non dipende esclusivamente da ciò che sentiamo.
Quando recitiamo fedelmente il Rosario, anche in mezzo alla distrazione e all’aridità, stiamo compiendo un atto di amore e di perseveranza.
La Madonna non ci chiede di provare sempre emozioni straordinarie.
Ci chiede di essere fedeli.
15. Quando arriva l’aridità spirituale
Nella vita spirituale possono esistere periodi di aridità.
Preghiamo e non sentiamo nulla.
Leggiamo il Vangelo e non proviamo consolazione.
Andiamo a Messa e ci sembra di non vivere interiormente nulla di particolare.
Questo non significa necessariamente che Dio ci abbia abbandonati.
La tradizione spirituale cattolica conosce bene questa realtà.
A volte Dio permette l’aridità per purificare la nostra fede.
Se continuassimo a pregare soltanto perché ci fa sentire bene, la nostra relazione con Dio potrebbe essere costruita principalmente sulla ricerca di consolazioni.
Ma quando continuiamo a pregare anche senza consolazione, diciamo implicitamente:
«Signore, non Ti cerco soltanto per ciò che mi fai sentire. Ti cerco perché sei Dio.»
Questo è un atto di fede molto più profondo.
16. «Non ne ho voglia» non è una scusa sufficiente
Questa frase è una delle grandi debolezze dell’uomo moderno:
«Non ne ho voglia.»
Non ne ho voglia di pregare.
Non ne ho voglia di lavorare.
Non ne ho voglia di perdonare.
Non ne ho voglia di allenarmi.
Non ne ho voglia di studiare.
Non ne ho voglia di fare ciò che devo fare.
Ma la maturità consiste precisamente nel comprendere che non tutto ciò che dobbiamo fare dipende da ciò che ci va di fare.
Un bambino è guidato principalmente dal piacere e dal dispiacere.
Una persona matura è capace di lasciarsi guidare dalla verità e dal dovere.
La virtù ci porta dalla reazione spontanea alla scelta deliberata.
17. La virtù rende progressivamente più facile il bene
All’inizio, fare il bene può essere difficile.
Una persona che non è abituata alla disciplina dovrà compiere uno sforzo maggiore.
Ma, con la ripetizione, qualcosa cambia.
L’azione diventa più naturale.
Il bene diventa più abituale.
La persona acquisisce una disposizione stabile.
Questo è precisamente uno degli effetti dell’abitudine virtuosa.
La virtù non elimina necessariamente lo sforzo, ma ordina le nostre facoltà e rende progressivamente più facile agire bene.
È come un muscolo spirituale.
Quanto più lo esercitiamo, tanto più diventa forte.
18. La vera libertà nasce dall’autodominio
Il mondo ci dice:
«Fai ciò che senti.»
Il cristianesimo ci insegna:
«Impara a governare ciò che senti.»
Questa differenza è enorme.
Se siamo schiavi dell’ira, non siamo liberi.
Se siamo schiavi della lussuria, non siamo liberi.
Se siamo schiavi della gola, non siamo liberi.
Se siamo schiavi della pigrizia, non siamo liberi.
Se siamo schiavi del bisogno di approvazione, non siamo liberi.
La virtù ci permette di ordinare i nostri desideri secondo la ragione e secondo Dio.
Questo è il vero autodominio.
E l’autodominio è una forma autentica di libertà.
19. Il mondo ha bisogno di uomini e donne fedeli
Viviamo in una società caratterizzata dalla provvisorietà.
Relazioni provvisorie.
Impegni provvisori.
Idee provvisorie.
Promesse provvisorie.
Decisioni provvisorie.
Ma il cristianesimo parla di fedeltà.
Dio è fedele.
Cristo è fedele.
La Chiesa è chiamata a essere fedele.
Il matrimonio è un patto di fedeltà.
La vocazione cristiana è una chiamata alla perseveranza.
Per questo il mondo ha bisogno di uomini e donne che sappiano dire:
«Ho dato la mia parola e la manterrò.»
Anche quando è difficile.
Anche quando costa.
Anche quando nessuno applaude.
20. Il matrimonio non può essere costruito soltanto sul sentimento
Questa verità è particolarmente evidente nel matrimonio.
L’innamoramento può essere intenso.
Può essere meraviglioso.
Ma nessun matrimonio può sopravvivere se dipende esclusivamente dall’intensità dell’emozione.
Ci saranno momenti di stanchezza.
Malattia.
Preoccupazioni economiche.
Disaccordi.
Problemi familiari.
Cambiamenti.
Invecchiamento.
Dolore.
Se l’amore fosse soltanto un sentimento, sarebbe estremamente fragile.
Ma l’amore coniugale è anche una scelta, un impegno e una fedeltà.
«Ti amo» significa anche «rimango fedele a te quando non è facile».
Questo è molto più profondo di una semplice emozione.
21. La vita cristiana è anche un allenamento dell’anima
San Paolo utilizza frequentemente immagini legate all’allenamento e alla competizione.
Scrive:
«Ogni atleta è temperante in tutto» (1 Cor 9,25).
E aggiunge:
«Tratto duramente il mio corpo e lo riduco in schiavitù» (1 Cor 9,27).
L’Apostolo non sta glorificando il corpo né proponendo una forma di disprezzo di sé.
Sta utilizzando l’immagine dell’atleta per parlare della disciplina necessaria alla vita cristiana.
Un atleta non si allena soltanto quando è motivato.
Si allena secondo un programma.
Ripete.
Sopporta.
Persevera.
Riposa.
Ricade.
Riprende.
Migliora.
La vita spirituale presenta una dinamica simile.
22. Non cercare semplicemente di sentirti bene: cerca di diventare buono
Questa potrebbe essere una delle grandi inversioni di prospettiva necessarie nella nostra epoca.
La domanda non dovrebbe essere sempre:
«Come mi sento?»
Dovremmo imparare a domandarci:
«Sto facendo ciò che è bene?»
Non:
«Mi piace?»
Ma:
«È vero?»
Non:
«Mi fa sentire bene?»
Ma:
«Mi avvicina a Dio?»
Non:
«Ne ho voglia?»
Ma:
«È il mio dovere?»
Non:
«Cosa mi conviene?»
Ma:
«Cosa è giusto?»
Queste domande trasformano completamente la vita.
23. La santità è soprattutto fedeltà
La santità non consiste nell’avere sempre esperienze spirituali straordinarie.
Non consiste nel provare continuamente entusiasmo.
Non consiste nel non avere mai tentazioni.
Non consiste nel non cadere mai.
La santità consiste, in gran parte, nella fedeltà.
Pregare quando non abbiamo voglia.
Andare a Messa.
Confessarsi.
Compiere il nostro dovere.
Amare la famiglia.
Dire la verità.
Evitare il peccato.
Chiedere perdono quando sbagliamo.
Ricadere e rialzarci.
Perseverare.
Questo può sembrare molto poco spettacolare.
Ma davanti a Dio può essere di enorme valore.
24. La virtù si costruisce nel quotidiano
Non dobbiamo aspettare una grande occasione per iniziare a vivere virtuosamente.
L’occasione è già qui.
Nella nostra casa.
Nel nostro lavoro.
Nella nostra famiglia.
Nella nostra parrocchia.
Nel traffico.
Nelle discussioni.
Nella solitudine.
Nel modo in cui utilizziamo il telefono.
Nel modo in cui reagiamo alle critiche.
Nel modo in cui parliamo degli altri.
Ogni giorno offre centinaia di piccole opportunità per esercitare la virtù.
E ogni scelta lascia un’impronta nell’anima.
25. Dio non ci chiede di essere perfetti da un giorno all’altro
Dio ci chiede di camminare.
La santificazione è un processo.
Possiamo crescere.
Possiamo cadere.
Possiamo ricominciare.
Possiamo imparare.
Possiamo maturare.
Possiamo diventare più forti.
Possiamo diventare più prudenti.
Possiamo diventare più temperanti.
Possiamo diventare più misericordiosi.
Possiamo diventare più docili alla grazia.
L’importante è non fermarsi.
Come insegna san Paolo:
«Dimentico del passato e proteso verso il futuro, corro verso la meta» (Fil 3,13-14).
La vita cristiana è un cammino.
26. Costruisci sulla roccia
Alla fine, la domanda fondamentale è molto semplice:
Su che cosa stai costruendo la tua vita?
Sulla motivazione?
Sull’entusiasmo?
Sul riconoscimento degli altri?
Sul successo?
Sul denaro?
Sul piacere?
Sulla comodità?
Oppure su Cristo?
Perché tutto ciò che dipende esclusivamente dalle nostre emozioni prima o poi vacillerà.
Ma chi costruisce sulla roccia può attraversare le tempeste.
La roccia è Cristo.
È la Sua Parola.
È la fede.
È la grazia.
È la verità.
È la vita virtuosa.
È la perseveranza.
È la fedeltà quotidiana.
Non devi aspettare di sentirti motivato per iniziare a fare il bene.
Fai il bene e, attraverso la ripetizione del bene, diventa una persona buona.
Non aspettare di avere voglia di pregare.
Prega.
Non aspettare di avere voglia di perdonare.
Perdona.
Non aspettare di avere voglia di compiere il tuo dovere.
Compiilo.
Non aspettare di sentirti santo per vivere cristianamente.
Vivi cristianamente.
La santità non nasce da un’esplosione momentanea di entusiasmo.
Nasce da mille piccoli atti di fedeltà.
Conclusione: quando l’entusiasmo scompare, rimane la fedeltà
La motivazione può accendere una scintilla.
Ma la virtù mantiene acceso il fuoco.
La motivazione può farci iniziare.
Ma la perseveranza ci fa arrivare fino alla fine.
La motivazione dipende spesso da ciò che sentiamo.
La virtù dipende dalla decisione di fare il bene.
La motivazione è variabile.
La virtù cerca di diventare stabile.
La motivazione può essere utile.
Ma la virtù è indispensabile.
Per questo non costruire la tua vita sulla motivazione.
Costruiscila sulla verità, sulla virtù, sulla disciplina, sulla grazia e, soprattutto, su Cristo.
Perché arriveranno giorni nei quali non avrai entusiasmo.
Arriveranno giorni nei quali sarai stanco.
Arriveranno giorni nei quali dubiterai.
Arriveranno giorni nei quali pregare ti sembrerà difficile.
Arriveranno giorni nei quali fare il bene ti costerà.
E proprio in quei giorni si vedrà ciò su cui hai costruito.
Se hai costruito sulla sabbia, crollerai.
Se hai costruito sulla roccia, potrai rimanere in piedi.
Cristo ci dice:
«Sii fedele fino alla morte e ti darò la corona della vita» (Ap 2,10).
Non dice: «Sii motivato fino alla morte».
Dice:
«Sii fedele.»
E questa è forse una delle più grandi lezioni che dobbiamo recuperare nel nostro tempo:
non dobbiamo vivere cercando continuamente di sentirci motivati; dobbiamo imparare a essere fedeli.
Perché quando l’emozione passa, quando l’entusiasmo scompare e quando la motivazione viene meno, ciò che rimane è ciò che abbiamo veramente costruito dentro di noi.
Costruisci, dunque, sulla roccia. Costruisci su Cristo.