Il vero rinnovamento non comincia a Roma, né dai vescovi, né dai sacerdoti… comincia nel cuore di ogni battezzato.
Viviamo tempi difficili per la Chiesa. Basta aprire un qualsiasi giornale o trascorrere qualche minuto sui social network per imbattersi in notizie riguardanti la crisi delle vocazioni, gli scandali, le divisioni interne, il calo della pratica religiosa, la secolarizzazione, l’indifferenza verso Dio e un mondo che sembra correre sempre più velocemente verso una cultura nella quale Cristo occupa un posto secondario.
Molti cattolici osservano questa situazione con tristezza. Altri con indignazione. Alcuni perfino con disperazione.
E allora sorge una domanda che risuona continuamente:
Di che cosa ha bisogno la Chiesa per tornare a fiorire?
Le risposte puntano quasi sempre verso l’alto.
«Abbiamo bisogno di vescovi migliori.»
«Abbiamo bisogno di sacerdoti migliori.»
«Abbiamo bisogno di una catechesi migliore.»
«Abbiamo bisogno di documenti migliori.»
«Abbiamo bisogno di una riforma liturgica.»
«Abbiamo bisogno di tornare alla Tradizione.»
Tutto questo può contenere una parte di verità.
Ma esiste una realtà molto più profonda che troppo spesso dimentichiamo.
La vera riforma della Chiesa non è mai cominciata dalle strutture. È sempre cominciata dai santi.
E questa è una differenza enorme.
Perché è molto più facile cercare di cambiare la Chiesa… che lasciare che Dio cambi noi.
La Chiesa ha sempre bisogno di riforma
Esiste un’espressione latina usata da secoli:
Ecclesia semper reformanda.
Letteralmente significa:
«La Chiesa deve essere sempre riformata.»
Tuttavia, questa espressione è stata spesso fraintesa.
Non significa che la Chiesa debba reinventare continuamente la propria dottrina.
Non significa adattare il Vangelo al mondo.
Non significa modificare la verità rivelata per renderla più accettabile.
La Chiesa non può riformare ciò che Cristo stesso ha istituito.
Coloro che hanno costantemente bisogno di riforma siamo noi.
La Chiesa è santa perché il suo Capo è Cristo.
Santi sono i suoi sacramenti.
Santa è la dottrina rivelata.
Santa è l’Eucaristia.
Ma i membri della Chiesa continuano a essere peccatori.
Ed è qui che emerge la costante necessità della conversione.
Come ha insegnato il Concilio Vaticano II:
«La Chiesa, che comprende nel suo seno i peccatori, è nello stesso tempo santa e sempre bisognosa di purificazione.»
Questa affermazione riassume perfettamente tutta la storia del cristianesimo.
Il grande errore di ogni epoca
Ogni generazione pensa che il problema principale si trovi fuori di sé.
I primi cristiani davano la colpa all’Impero Romano.
Nel Medioevo molti davano la colpa ai re.
Durante la Riforma protestante alcuni davano la colpa al Papa.
Oggi alcuni danno la colpa al Concilio Vaticano II.
Altri al modernismo.
Altri al tradizionalismo.
Altri alla secolarizzazione.
Altri ai mezzi di comunicazione.
Ma Cristo non ha mai cominciato chiedendo:
«Che cosa stanno facendo di sbagliato gli altri?»
Ha sempre chiesto:
«E tu?»
Perché il Vangelo non comincia riformando le istituzioni.
Comincia convertendo i cuori.
La rivoluzione silenziosa del Vangelo
Gesù non organizzò mai una rivoluzione politica.
Non radunò mai un esercito.
Non conquistò mai Gerusalemme.
Non prese mai il controllo del Sinedrio.
Eppure trasformò il mondo intero.
Come?
Cambiando le persone.
Una alla volta.
Pietro.
Giovanni.
Maria Maddalena.
Zaccheo.
La Samaritana.
Nicodemo.
Matteo.
Dodici uomini trasformati dalla grazia finirono per cambiare la storia.
La Chiesa continua a funzionare esattamente allo stesso modo.
Non ha bisogno anzitutto di edifici.
Né di denaro.
Né di influenza.
Ha bisogno di santi.
La riforma comincia quando smetto di guardare gli altri
Esiste una tentazione molto frequente tra i cattolici impegnati.
Osservare continuamente gli errori degli altri.
Questo sacerdote celebra male.
Quel vescovo parla in modo poco chiaro.
Quel parrocchiano si veste male.
Quella comunità fa questo.
Quell’altra fa quello.
Poco a poco la vita spirituale può trasformarsi in una critica permanente.
Ma l’esame di coscienza scompare.
E allora accade qualcosa di pericoloso.
Si combatte per difendere la Chiesa…
senza lasciare che Cristo governi il proprio cuore.
La trave e la pagliuzza
Gesù fu estremamente chiaro.
«Perché guardi la pagliuzza che è nell’occhio del tuo fratello e non ti accorgi della trave che è nel tuo occhio?» (Matteo 7,3)
Questo insegnamento continua a essere rivoluzionario.
Cristo non ci dice di ignorare l’errore.
Ci dice che prima dobbiamo convertirci noi stessi.
Perché soltanto un cuore umile può aiutare veramente il prossimo.
**Tutti vogliamo dei riformatori…
…ma Dio cerca dei santi**
La storia dimostra una costante.
Ogni volta che la Chiesa ha attraversato una crisi profonda, Dio ha risposto suscitando dei santi.
Non commissioni.
Non strategie.
Non campagne pubblicitarie.
Santi.
Quando l’Europa stava sprofondando moralmente…
apparve san Benedetto.
Quando il clero era segnato da gravi abusi…
sorse san Gregorio VII.
Quando la Chiesa soffriva la divisione protestante…
apparvero sant’Ignazio di Loyola, san Filippo Neri, santa Teresa di Gesù, san Giovanni della Croce, san Carlo Borromeo e molti altri.
Quando la Rivoluzione francese cercò di distruggere il cristianesimo…
sorsero nuove congregazioni religiose.
Quando il XX secolo sembrava perdere la fede…
Dio donò innumerevoli testimoni di santità.
Accade sempre allo stesso modo.
Dio risponde alle crisi suscitando anime trasformate.
Che cosa significa realmente convertirsi?
Molti identificano la conversione unicamente con l’abbandono dei peccati gravi.
Ma la tradizione spirituale insegna qualcosa di molto più profondo.
Convertirsi significa orientare tutta la propria vita verso Dio.
Significa smettere di vivere per se stessi.
Significa permettere a Cristo di occupare il centro.
Significa imparare a pensare come Cristo.
A parlare come Cristo.
Ad amare come Cristo.
A perdonare come Cristo.
A soffrire come Cristo.
A servire come Cristo.
La conversione non è un evento isolato.
È un cammino che dura tutta la vita.
Il pericolo dell’attivismo religioso
Esiste un altro rischio molto attuale.
Credere che lavorare molto per la Chiesa equivalga automaticamente a vivere uniti a Dio.
Possiamo organizzare congressi.
Processioni.
Conferenze.
Canali YouTube.
Associazioni.
Gruppi parrocchiali.
E tuttavia…
trascurare la preghiera.
Trascurare la confessione.
Trascurare l’umiltà.
Trascurare la carità.
Santa Teresa di Gesù avvertiva che una sola anima veramente unita a Dio fa più bene alla Chiesa di centinaia di attività svolte senza una vita interiore.
Perché la fecondità apostolica nasce dalla grazia.
Non dall’attivismo.
La prima riforma: tornare alla preghiera
Ogni autentico rinnovamento comincia qui.
Non esiste riforma senza preghiera.
Non esiste santità senza preghiera.
Non esiste perseveranza senza preghiera.
Gesù stesso dedicava lunghe ore al dialogo con il Padre.
Se il Figlio di Dio ha avuto bisogno di pregare…
come potremmo noi fare a meno di questo incontro?
Una Chiesa che prega rimane viva.
Un cristiano che smette di pregare comincia lentamente a raffreddarsi spiritualmente.
La seconda riforma: tornare ai sacramenti
I santi non hanno mai costruito la loro spiritualità sulle emozioni.
L’hanno costruita sui sacramenti.
La confessione frequente.
L’Eucaristia.
L’adorazione.
La penitenza.
La grazia sacramentale è la forza invisibile che sostiene ogni riforma interiore.
Non basta ammirare la santità.
Bisogna nutrirla.
La terza riforma: tornare alla famiglia
La crisi della Chiesa è inseparabile dalla crisi della famiglia.
Le prime comunità cristiane nacquero nelle case.
I primi evangelizzatori furono padri e madri.
Le prime scuole di santità furono le famiglie.
Oggi molte famiglie hanno bisogno di riscoprire pratiche semplici:
pregare insieme;
benedire la tavola;
leggere il Vangelo;
partecipare con fedeltà alla Santa Messa;
insegnare il Catechismo ai figli;
vivere il perdono quotidiano.
Quando una famiglia si converte, un’intera generazione può cambiare.
La quarta riforma: vivere la carità
A volte identifichiamo la fedeltà unicamente con il difendere correttamente la dottrina.
Ma Cristo unisce sempre la verità e la carità.
L’ortodossia senza amore diventa durezza.
L’amore senza verità finisce per svuotarsi di contenuto.
La vera riforma ha bisogno di entrambe.
Parlare con chiarezza.
E amare profondamente.
La santità è contagiosa
Esiste una realtà affascinante.
Il peccato ha la capacità di diffondersi.
Ma anche la santità.
Un sacerdote santo trasforma una parrocchia.
Una madre santa trasforma una famiglia.
Un giovane santo trasforma un’università.
Un imprenditore santo trasforma un’azienda.
Un insegnante santo trasforma intere generazioni.
La santità non rimane mai rinchiusa.
Si irradia.
Non aspettare tempi migliori
Molti pensano:
«Quando la Chiesa migliorerà…»
«Quando ci saranno sacerdoti migliori…»
«Quando le cose cambieranno…»
Allora vivrò pienamente la mia fede.
È esattamente il contrario.
La Chiesa migliorerà quando noi vivremo pienamente la nostra fede.
Dio non ci chiederà mai conto dei peccati degli altri.
Ci chiederà invece che cosa abbiamo fatto con la grazia che abbiamo ricevuto.
L’esempio dei santi
Tutti i santi avevano motivi per lamentarsi della situazione del loro tempo.
Molti hanno vissuto epoche peggiori della nostra.
E tuttavia…
non dedicarono la loro vita a lamentarsi.
La dedicarono ad amare di più.
A pregare di più.
A servire di più.
A sacrificarsi di più.
Ed è proprio per questo che finirono per cambiare la storia.
Un appello per il nostro tempo
Viviamo un’epoca straordinaria.
Non perché sia facile.
Ma perché offre enormi opportunità di santità.
In un mondo dove regna il rumore…
noi possiamo offrire il silenzio.
Dove regna l’odio…
possiamo offrire il perdono.
Dove regna l’egoismo…
possiamo offrire il servizio.
Dove regna la disperazione…
possiamo annunciare Cristo.
Forse non ricopriremo mai grandi incarichi all’interno della Chiesa.
Forse non scriveremo mai libri famosi.
Forse nessuno ricorderà il nostro nome.
Ma se vivremo uniti a Dio…
avremo davvero collaborato al rinnovamento della Chiesa.
Perché la storia dimostra che il futuro del cristianesimo non è mai dipeso dalle maggioranze.
È sempre dipeso da minoranze profondamente innamorate di Cristo.
Applicazioni pastorali per cominciare già da oggi
La riforma della Chiesa non è un progetto astratto; può cominciare da decisioni concrete prese ogni giorno. Alcune pratiche semplici possono diventare il fondamento di un autentico rinnovamento spirituale:
- Dedica ogni giorno un momento fisso alla preghiera personale, anche se sono soltanto quindici minuti.
- Leggi e medita quotidianamente il Vangelo, chiedendoti che cosa Cristo ti chieda oggi.
- Accostati con frequenza al sacramento della Riconciliazione e prepara con cura il tuo esame di coscienza.
- Partecipa alla Santa Messa con raccoglimento, evitando che diventi una semplice abitudine.
- Prega per il Papa, per i vescovi, per i sacerdoti e per le vocazioni, invece di limitarti a criticarli.
- Compi ogni settimana un’opera concreta di misericordia, corporale o spirituale.
- Esamina i tuoi atteggiamenti prima di mettere in evidenza gli errori degli altri.
- Cerca l’unità nella verità, evitando di alimentare divisioni inutili tra gli stessi cattolici.
- Fai della tua casa una piccola «Chiesa domestica», nella quale la preghiera e la carità siano il centro della vita familiare.
Conclusione: il cambiamento che Dio attende
È possibile che non riusciremo mai a risolvere tutti i problemi visibili della Chiesa. Non è nelle nostre mani porre fine a tutte le crisi, correggere tutti gli errori o guarire tutte le ferite. Tuttavia, è nelle nostre mani rispondere alla grazia di Dio.
La storia della salvezza dimostra che Dio è solito iniziare le grandi trasformazioni con persone apparentemente insignificanti, ma totalmente disponibili a Lui. Così iniziò con Abramo, con Mosè, con la Vergine Maria, con gli Apostoli e con tanti santi nel corso dei secoli.
Per questo, prima di domandarci continuamente che cosa dovrebbe cambiare nella Chiesa, è opportuno ascoltare la domanda che il Signore rivolge al cuore di ogni discepolo:
«Mi lascerai trasformarti?»
San Paolo riassume questo appello con parole di perenne attualità:
«Non conformatevi a questo mondo, ma lasciatevi trasformare mediante il rinnovamento della vostra mente, per poter discernere quale sia la volontà di Dio, ciò che è buono, a Lui gradito e perfetto.» (Romani 12,2)
E il salmista eleva una supplica che può diventare anche la nostra preghiera quotidiana:
«Crea in me, o Dio, un cuore puro, rinnova in me uno spirito saldo.» (Salmo 51,12)
La Chiesa ha bisogno di riforme, certamente. Ma la riforma più urgente e decisiva comincia quando un uomo o una donna spalanca le porte della propria anima a Cristo. Ogni confessione ben fatta, ogni Comunione ricevuta con fede, ogni atto di carità, ogni Rosario recitato con devozione, ogni sacrificio offerto con amore e ogni passo di sincera conversione sono mattoni invisibili con i quali Dio continua a edificare la sua Chiesa.
Forse il Signore non ti chiede di cambiare il mondo intero. Forse ti chiede soltanto di cambiare il tuo cuore. E quando un cuore si lascia conquistare da Cristo, non cambia mai una sola persona: comincia una catena di grazia che può raggiungere una famiglia, una parrocchia, una città e perfino intere generazioni.
La grande riforma che la Chiesa attende non comincia domani né dipende soltanto dagli altri. Comincia oggi. Comincia da te.