Nel mondo contemporaneo, pochi fenomeni religiosi hanno conosciuto una crescita così rapida come il movimento evangelico. La sua presenza è sempre più visibile in America Latina, Europa e Africa; la sua predicazione è fervente, il suo linguaggio diretto e il suo appello alla conversione intenso. Molti cattolici oggi convivono con familiari, amici o colleghi che appartengono a comunità evangeliche.
Ma sorge una domanda essenziale per il credente cattolico: che cosa sono realmente gli evangelici dal punto di vista teologico? Che cosa insegnano? Dove coincidono con la fede cattolica e dove se ne allontanano? Come deve rispondere pastoralmente un cattolico?
Questo articolo offre una riflessione profonda, apologetica e pastorale — rigorosa sul piano teologico, accessibile nel linguaggio e orientata al discernimento spirituale.
Che cosa significa essere “evangelico”?
Il termine “evangelico” deriva da Vangelo, cioè “buona notizia”. In senso stretto, ogni cristiano dovrebbe essere evangelico, perché crede nel Vangelo di Cristo. Tuttavia, storicamente il termine oggi indica un insieme di comunità protestanti nate dalla Riforma e sviluppatesi soprattutto tra il XVIII e il XX secolo.
Queste comunità si caratterizzano per alcuni tratti comuni:
- Centralità assoluta della Bibbia come unica autorità.
- Rifiuto dell’autorità dottrinale della Chiesa storica.
- Negazione di diversi sacramenti cattolici.
- Enfasi sulla conversione personale immediata.
- Interpretazione individuale della Scrittura.
Pur presentando una diversità interna, condividono una radice storica comune.
Origine storica: la rottura con la Chiesa apostolica
Per comprendere il fenomeno evangelico bisogna risalire al XVI secolo e alla crisi della cristianità occidentale.
La Riforma protestante
Il movimento nasce indirettamente dalla Riforma iniziata da Martín Lutero nel 1517, quando mise in discussione l’autorità dottrinale della Chiesa e propose nuovi insegnamenti:
- Sola Scriptura (solo la Scrittura).
- Sola fide (solo la fede).
- Rifiuto del sacerdozio sacramentale.
- Rifiuto della Tradizione apostolica.
Con il tempo, la frammentazione protestante produsse molteplici denominazioni. Nei secoli XVIII e XIX, i movimenti di risveglio in Inghilterra e negli Stati Uniti diedero origine all’evangelicalismo moderno.
La visione cattolica: Chiesa, Scrittura e Tradizione
Secondo l’insegnamento della Iglesia Católica, il principale problema teologico dell’evangelicalismo è la sua rottura con l’integrale deposito della fede trasmesso dagli apostoli.
1. L’autorità della Chiesa fondata da Cristo
La Chiesa insegna che Cristo ha fondato una comunità visibile dotata di autorità dottrinale:
«Tu sei Pietro, e su questa pietra edificherò la mia Chiesa» (Mt 16,18).
Per la teologia cattolica:
- La Rivelazione si trasmette attraverso la Scrittura e la Tradizione.
- Il Magistero interpreta autenticamente la fede.
- L’unità dottrinale richiede l’autorità apostolica.
Rifiutando questa struttura, l’evangelicalismo conduce storicamente a migliaia di interpretazioni contraddittorie del cristianesimo.
2. L’interpretazione privata della Bibbia
Gli evangelici sostengono la libera interpretazione della Scrittura. Tuttavia, la stessa Scrittura avverte:
«Nessuna profezia della Scrittura può essere oggetto di interpretazione personale» (2 Pt 1,20).
La teologia cattolica sottolinea che:
- La Scrittura è nata all’interno della Chiesa.
- Il canone biblico è stato definito dalla Chiesa.
- L’interpretazione richiede continuità apostolica.
Paradossalmente, la dottrina della “sola Scrittura” non appare esplicitamente nella Bibbia.
3. Riduzione del mistero sacramentale
Uno dei punti di maggiore divergenza è la negazione di diversi sacramenti.
L’evangelicalismo generalmente rifiuta:
- L’Eucaristia come presenza reale.
- Il sacerdozio ministeriale.
- La confessione sacramentale.
- La successione apostolica.
Tuttavia Cristo afferma riguardo all’Eucaristia:
«La mia carne è vero cibo e il mio sangue vera bevanda» (Gv 6,55).
Per la fede cattolica, i sacramenti non sono semplici simboli psicologici, ma canali reali di grazia istituiti da Cristo.
4. La dottrina della giustificazione
Molti evangelici sostengono che la salvezza dipenda esclusivamente dalla fede senza la cooperazione delle opere.
La Chiesa insegna invece:
- La grazia è donata gratuitamente.
- La persona umana coopera liberamente.
- La fede viva produce opere.
Come insegna la Scrittura:
«La fede, se non ha le opere, è morta in se stessa» (Gc 2,17).
Aspetti positivi che il cattolico deve riconoscere
Un’apologetica onesta riconosce elementi preziosi presenti in molte comunità evangeliche:
- Amore sincero per Cristo.
- Desiderio di conversione personale.
- Conoscenza della Scrittura.
- Zelo missionario.
- Vita di preghiera intensa.
Il Concilio Vaticano II ha insegnato che esistono «elementi di santificazione» al di fuori della piena comunione visibile. Ciò invita a un dialogo rispettoso, non al disprezzo.
La critica teologica non deve diventare ostilità, ma ricerca della verità.
Il problema pastorale: il rischio del soggettivismo religioso
Dal punto di vista cattolico tradizionale, il pericolo maggiore dell’evangelicalismo è il soggettivismo religioso:
- Ogni individuo decide la dottrina.
- L’emozione sostituisce il dogma.
- L’esperienza personale sostituisce la Tradizione.
- La comunità diventa opzionale.
Questo può produrre:
- Instabilità dottrinale.
- Frammentazione del cristianesimo.
- Perdita del senso sacramentale.
- Riduzione del mistero della Chiesa.
Il cristianesimo storico, al contrario, è comunione visibile, continuità apostolica e vita sacramentale.
La sfida attuale: l’espansione globale dell’evangelicalismo
Oggi la crescita dell’evangelicalismo risponde a fattori sociali e pastorali:
- Linguaggio semplice e diretto.
- Forte comunità affettiva.
- Predicazione emotiva.
- Risposta immediata ai bisogni spirituali.
- Evangelizzazione attiva.
Ciò interpella profondamente i cattolici: abbiamo trascurato la formazione dottrinale? Abbiamo indebolito la vita sacramentale? Abbiamo perso lo zelo missionario?
Il fenomeno evangelico è anche un richiamo al rinnovamento della Chiesa.
Chiavi per il discernimento spirituale del cattolico
1. Amare la verità con carità
La difesa della fede deve essere unita all’amore per il prossimo.
2. Acquisire formazione dottrinale
Molti abbandonano la fede cattolica per mancanza di formazione.
3. Riscoprire i sacramenti
La vita cristiana non è solo sentimento, ma grazia reale.
4. Conoscere la Sacra Scrittura nella Tradizione
Il cattolico deve leggere profondamente la Bibbia nell’insegnamento della Chiesa.
5. Testimoniare con la vita
L’apologetica più convincente è la santità.
Come dialogare con un evangelico
Un autentico atteggiamento pastorale include:
- Ascoltare prima di discutere.
- Evitare polemiche aggressive.
- Spiegare chiaramente la fede.
- Invitare a scoprire la Chiesa storica.
- Mostrare la ricchezza della vita sacramentale.
L’obiettivo non è “vincere dibattiti”, ma condurre alla pienezza della verità.
La dimensione spirituale del problema: l’unità voluta da Cristo
Cristo pregò per l’unità dei suoi discepoli:
«Che tutti siano una cosa sola» (Gv 17,21).
La divisione tra i cristiani è una ferita storica. Secondo la teologia cattolica tradizionale, la pienezza di tale unità sussiste nella Chiesa fondata da Cristo e custodita attraverso i secoli.
La sfida non è solo dottrinale, ma spirituale: lavorare per la verità e la comunione.
Conclusione: fermezza nella fede, carità nei rapporti
Il fenomeno evangelico rappresenta simultaneamente:
- Una sfida dottrinale.
- Un richiamo al rinnovamento cattolico.
- Un’opportunità di testimonianza.
La risposta autenticamente cattolica non è né il rifiuto viscerale né il relativismo, ma:
- chiarezza dottrinale,
- solida formazione,
- intensa vita sacramentale,
- carità pastorale.
Perché la verità senza carità diventa durezza, ma la carità senza verità diventa confusione.
Il credente è chiamato a vivere la pienezza della fede trasmessa dagli apostoli, custodita nella Chiesa e vivificata dai sacramenti, ricordando sempre le parole del Signore:
«Conoscerete la verità e la verità vi farà liberi» (Gv 8,32).