L’obbedienza: la virtù più fraintesa del nostro tempo

In un’epoca che idolatra l’autonomia, abbiamo dimenticato la via di Cristo?

Viviamo in una società che considera l’indipendenza assoluta come una delle più grandi conquiste dell’umanità. Ci viene continuamente ripetuto che dobbiamo seguire i nostri desideri, creare le nostre regole e non permettere a nessuno di dirci come vivere. La libertà è diventata il valore supremo, ma spesso viene compresa in modo incompleto: come assenza di limiti, come rifiuto di ogni autorità o come continua affermazione della propria volontà.

In questo contesto culturale, poche virtù cristiane risultano tanto impopolari, fraintese o addirittura rifiutate quanto l’obbedienza.

Per molti, obbedire significa sottomettersi ciecamente, rinunciare alla propria personalità o diventare un semplice esecutore degli ordini altrui. La parola evoca immagini di oppressione, autoritarismo e perdita della libertà. Tuttavia, dal punto di vista del cattolicesimo tradizionale, l’obbedienza non è schiavitù, ma una delle più alte espressioni della libertà umana.

Paradossalmente, quanto più l’obbedienza scompare dalla nostra cultura, tanto più crescono la confusione, l’ansia, la divisione e il vuoto esistenziale. L’uomo moderno desidera essere completamente autonomo, ma finisce per diventare schiavo delle proprie passioni, delle mode, degli algoritmi, dell’opinione pubblica o dei propri impulsi.

La Chiesa, invece, propone una verità profondamente controcorrente: la vera libertà nasce quando la volontà umana impara ad armonizzarsi con la volontà di Dio.

L’obbedienza non è la negazione dell’uomo; è il suo perfezionamento.


Che cos’è realmente l’obbedienza?

La parola obbedienza deriva dal latino ob-audire, che significa letteralmente «ascoltare attentamente».

Prima di essere un’azione, l’obbedienza è una disposizione interiore.

L’uomo obbediente è colui che ascolta.

Ascolta Dio.

Ascolta la verità.

Ascolta la legge morale.

Ascolta la voce della propria coscienza rettamente formata.

Ascolta coloro che legittimamente possiedono autorità su di lui.

Perciò l’obbedienza cristiana non consiste semplicemente nell’eseguire degli ordini. È qualcosa di molto più profondo: è la disposizione del cuore che cerca di conformare la propria volontà alla volontà divina.

San Tommaso d’Aquino insegnava che l’obbedienza è una virtù morale legata alla giustizia, perché consiste nel dare a un altro ciò che gli è dovuto. E nessuno merita la nostra obbedienza più di Dio, Creatore e Signore di tutte le cose.

L’obbedienza è dunque un atto d’amore.

Non si obbedisce veramente per paura.

Non si obbedisce autenticamente per pressione.

Non si obbedisce cristianamente per convenienza.

Si obbedisce perché si ama.


Il dramma della disobbedienza nella storia della salvezza

Per comprendere l’importanza di questa virtù dobbiamo tornare all’inizio.

La storia dell’umanità comincia con un atto di disobbedienza.

Adamo ed Eva avevano ricevuto tutto da Dio.

La vita.

L’amicizia divina.

L’armonia interiore.

La felicità.

Eppure il serpente insinuò un’idea che continua a essere presente nella nostra cultura:

«Non hai bisogno di obbedire a Dio per essere felice.»

Era la stessa tentazione di sempre.

L’illusione che la creatura possa raggiungere la pienezza separandosi dal Creatore.

La disobbedienza originale non consistette semplicemente nel mangiare un frutto proibito.

Fu qualcosa di molto più profondo.

Fu la decisione di sostituire la volontà di Dio con la propria.

Fu una dichiarazione di indipendenza nei confronti dell’Autore della vita.

E le conseguenze furono devastanti.

Il peccato, la sofferenza, la morte e la rottura della comunione con Dio entrarono nel mondo.

Tutta la storia della salvezza sarà, in un certo senso, la storia di come Dio ristabilisce mediante l’obbedienza ciò che la disobbedienza aveva distrutto.


Cristo: il modello perfetto dell’obbedienza

Se la caduta iniziò con un atto di disobbedienza, la redenzione iniziò con un atto di obbedienza.

Tutta la vita di Nostro Signore Gesù Cristo può essere riassunta in una frase:

«Fare la volontà del Padre.»

Non venne per cercare la propria gloria.

Non venne per imporre un progetto umano.

Non venne per realizzare i propri desideri.

Venne per compiere la volontà divina.

La Sacra Scrittura lo esprime con una profondità straordinaria:

«Umiliò se stesso facendosi obbediente fino alla morte e alla morte di croce.»
(Filippesi 2,8)

L’obbedienza di Cristo raggiunge il suo momento culminante nel Getsemani.

Lì contempliamo il mistero più commovente di questa virtù.

Gesù sa ciò che lo attende.

Il tradimento.

L’umiliazione.

La flagellazione.

La corona di spine.

La Croce.

La sua natura umana sperimenta l’angoscia.

E allora pronuncia una delle preghiere più importanti di tutta la storia:

«Padre mio, se è possibile, passi da me questo calice; però non come voglio io, ma come vuoi Tu.»
(Matteo 26,39)

Queste parole contengono tutta la spiritualità cristiana.

La santità consiste precisamente nell’imparare a dire:

«Non la mia volontà, ma la Tua sia fatta.»


L’obbedienza come via alla libertà

Qui incontriamo uno dei grandi paradossi del Vangelo.

Il mondo dice:

«Essere liberi significa fare ciò che si vuole.»

Cristo insegna:

«Essere liberi significa fare ciò che si deve.»

Il mondo identifica la libertà con l’autonomia.

La Chiesa identifica la libertà con la verità.

Una persona dominata dall’ira non è libera.

Una persona schiava della lussuria non è libera.

Una persona soggetta all’avidità non è libera.

Una persona governata dall’orgoglio non è libera.

Può fare ciò che vuole.

Ma non può smettere di desiderare ciò che la rende schiava.

L’obbedienza cristiana libera perché orienta la volontà verso il bene.

Non distrugge la libertà.

La perfeziona.

È come un musicista che accetta le regole dell’armonia per creare un capolavoro.

Le regole non distruggono la sua creatività.

La rendono possibile.

Allo stesso modo, l’obbedienza a Dio non distrugge la nostra umanità.

La eleva.


L’orgoglio: il grande nemico dell’obbedienza

La tradizione spirituale ha sempre visto una relazione diretta tra disobbedienza e orgoglio.

L’orgoglio sussurra:

«Io ne so di più.»

«Decido io.»

«Non ho bisogno che qualcuno mi corregga.»

«Le mie opinioni mi bastano.»

Per questo i santi consideravano l’obbedienza un’arma privilegiata contro l’ego.

La vera battaglia spirituale non consiste soltanto nell’evitare certi peccati visibili.

Consiste nell’imparare a rinunciare alla tirannia del proprio io.

La radice di innumerevoli conflitti familiari, ecclesiali e sociali si trova spesso in questa incapacità di accettare che non siamo il centro dell’universo.

L’uomo orgoglioso cerca di imporsi.

L’uomo obbediente cerca di servire.

L’orgoglioso pretende.

L’obbediente ascolta.

L’orgoglioso si chiude in se stesso.

L’obbediente si apre alla verità.


L’obbedienza nella vita quotidiana

Molti pensano che questa virtù appartenga soltanto ai monasteri.

Niente di più falso.

L’obbedienza si vive ogni giorno.

Si vive quando i figli onorano i genitori.

Si vive quando i genitori compiono fedelmente i loro doveri.

Si vive quando gli sposi cercano il bene reciproco.

Si vive quando un lavoratore svolge onestamente il proprio lavoro.

Si vive quando un cittadino rispetta le leggi giuste.

Si vive quando un cristiano rimane fedele agli insegnamenti permanenti della Chiesa.

L’obbedienza autentica si manifesta soprattutto nelle piccole cose.

Accettare una correzione.

Compiere un dovere sgradevole.

Rinunciare a una discussione inutile.

Mantenere la pazienza.

Perseverare senza riconoscimenti.

Molte volte Dio ci santifica più attraverso queste piccole obbedienze nascoste che mediante sacrifici straordinari.


L’obbedienza e la Croce

Esiste un rapporto inseparabile tra obbedienza e sofferenza.

Non perché Dio provi piacere nel vedere soffrire i suoi figli.

Ma perché la volontà umana ferita dal peccato spesso resiste al bene.

Per questo obbedire implica frequentemente un sacrificio.

Significa rinunciare alle preferenze personali.

Significa accettare le prove.

Significa perseverare quando le emozioni svaniscono.

Cristo non ha salvato il mondo attraverso sentimenti piacevoli.

Lo ha salvato attraverso un’obbedienza perseverante.

Ogni croce accettata per amore diventa una partecipazione a questa obbedienza redentrice.

Per questo i santi non cercavano costantemente di sfuggire alla sofferenza.

Cercavano piuttosto di scoprire la volontà di Dio in mezzo ad essa.


La crisi dell’obbedienza nella Chiesa e nel mondo

Il nostro tempo attraversa una profonda crisi dell’autorità.

I genitori vengono messi in discussione.

Gli insegnanti vengono messi in discussione.

I governi vengono messi in discussione.

I sacerdoti vengono messi in discussione.

La tradizione viene messa in discussione.

Ogni norma morale viene messa in discussione.

Sebbene alcune critiche possano essere giustificate a causa di abusi reali, esiste anche un fenomeno più profondo: il rifiuto sistematico di qualsiasi autorità che limiti il desiderio personale.

Questa mentalità è penetrata persino in molti ambienti cristiani.

Talvolta si tenta di costruire una religione su misura.

Un Vangelo adattato alle preferenze personali.

Una morale negoziabile.

Una fede senza esigenze.

Eppure il cristianesimo non è mai stato questo.

Seguire Cristo implica accettare che Egli è il Signore.

E se Egli è il Signore, ha il diritto di chiedere la nostra obbedienza.

Non un’obbedienza servile.

Non un’obbedienza irrazionale.

Ma un’obbedienza nata dalla fede e dall’amore.


Quando l’obbedienza non obbliga

La tradizione cattolica ha sempre insegnato una distinzione importante.

L’obbedienza ha dei limiti.

Nessuno è tenuto a obbedire a un ordine che contraddica la legge di Dio.

I martiri sono precisamente l’esempio più luminoso di questa verità.

Essi obbedirono a Dio piuttosto che agli uomini.

Quando le autorità esigevano idolatria, apostasia o peccato, rispondevano con fermezza.

Per questo l’obbedienza cristiana non è mai cieca.

È illuminata dalla verità.

L’autorità umana è legittima soltanto quando rimane all’interno dell’ordine voluto da Dio.

L’obbedienza autentica non consiste nel seguire qualsiasi comando, ma nel cercare sempre la volontà divina.


Imparare a obbedire a Dio in un mondo che insegna il contrario

L’obbedienza non nasce spontaneamente.

Deve essere coltivata.

Deve essere esercitata.

Deve essere appresa.

Come possiamo farlo?

1. Attraverso la preghiera

Nessuno può conoscere la volontà di Dio senza dedicare tempo ad ascoltarLo.

La preghiera educa il cuore a riconoscere la voce del Signore.

2. Attraverso l’umiltà

L’umiltà ci ricorda che non sappiamo tutto.

Che abbiamo bisogno di essere guidati.

Che possiamo sbagliarci.

3. Attraverso la formazione dottrinale

L’obbedienza richiede di conoscere ciò che Dio insegna.

Non si può obbedire a ciò che non si conosce.

4. Attraverso la fedeltà nelle piccole cose

Le grandi obbedienze nascono dalle piccole obbedienze quotidiane.

5. Attraverso l’accettazione della Croce

Ogni vera obbedienza comporta una qualche forma di sacrificio.

Imparare ad abbracciare la Croce significa imparare a obbedire.


Il segreto dei santi

Quando osserviamo la vita dei santi scopriamo una costante.

Non sono diventati grandi perché imponevano sempre la propria volontà.

Sono diventati grandi perché hanno imparato a metterla nelle mani di Dio.

Hanno compreso qualcosa che il mondo moderno ha dimenticato:

La felicità non consiste nel vedere sempre realizzata la propria volontà.

La felicità consiste nel vedere realizzata la volontà di Dio.

E quando l’anima raggiunge questa profonda fiducia, trova una pace che nessuna circostanza esterna può distruggere.


Conclusione: l’obbedienza che conduce al Cielo

L’obbedienza è probabilmente una delle virtù più attaccate e meno comprese del nostro tempo.

Molti la considerano una minaccia alla libertà.

Ma la fede cristiana la presenta come la via verso la vera libertà.

La storia è iniziata con una disobbedienza nel Paradiso.

La redenzione è giunta attraverso l’obbedienza di Cristo sulla Croce.

E la santificazione di ogni anima continua lungo lo stesso cammino.

Ogni volta che un cristiano dice sinceramente:

«Signore, sia fatta la Tua volontà»,

si combatte una piccola battaglia contro l’orgoglio che ha perduto i nostri progenitori.

Ogni atto di obbedienza compiuto per amore ci rende più simili a Cristo.

Ogni rinuncia al nostro ego ci avvicina maggiormente al Regno di Dio.

In una cultura che proclama continuamente: «Fa’ ciò che vuoi», il Vangelo continua a sussurrare una verità eterna e liberatrice:

La più grande grandezza dell’uomo non consiste nell’imporre la propria volontà, ma nell’unirla liberamente alla volontà di Dio.

Ed è precisamente lì, in questo abbandono fiducioso, che comincia la vera santità.

Informazioni catholicus

Pater noster, qui es in cælis: sanc­ti­ficétur nomen tuum; advéniat regnum tuum; fiat volúntas tua, sicut in cælo, et in terra. Panem nostrum cotidiánum da nobis hódie; et dimítte nobis débita nostra, sicut et nos dimíttimus debitóribus nostris; et ne nos indúcas in ten­ta­tiónem; sed líbera nos a malo. Amen.

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