Perché Dio permette il male e l’ingiustizia? Uno sguardo cattolico sul mistero che più inquieta il cuore umano

Introduzione: la domanda che tutti ci siamo posti

Poche domande hanno accompagnato l’umanità quanto questa: se Dio è buono, onnipotente e ci ama, perché permette il male e l’ingiustizia?

La domanda nasce spontaneamente quando contempliamo una guerra, una malattia incurabile, la sofferenza di un bambino innocente, una tragedia familiare o le innumerevoli ingiustizie che vediamo ogni giorno nel mondo. Appare anche nei momenti più personali: quando una preghiera sembra non ricevere risposta, quando una perdita ci spezza il cuore o quando sperimentiamo il dolore del tradimento, della povertà o dell’abbandono.

Non si tratta di una questione nuova. Fin dai tempi più antichi, filosofi, teologi, santi e persone semplici hanno cercato di comprendere questo mistero. In effetti, gran parte della storia della teologia cristiana può essere compresa come una ricerca per rispondere a questa domanda senza diminuire né la bontà di Dio né la realtà della sofferenza umana.

La Chiesa Cattolica non offre una risposta semplicistica né una formula magica che elimini il dolore. Offre qualcosa di più profondo: una comprensione del male alla luce della Rivelazione, della Croce di Cristo e della speranza eterna.

Questo articolo intende esplorare rigorosamente questo mistero da una prospettiva teologica, biblica, filosofica e pastorale, aiutandoci a scoprire come Dio continui ad agire anche in mezzo alla sofferenza.


Il problema del male: una delle più grandi obiezioni alla fede

Nel corso della storia, molti hanno sostenuto che l’esistenza del male sembri incompatibile con l’esistenza di Dio.

L’obiezione viene spesso formulata così:

  • Se Dio è buono, vuole eliminare il male.
  • Se Dio è onnipotente, può eliminare il male.
  • Eppure il male esiste.
  • Dunque Dio non esiste oppure non è buono.

A prima vista, questo sembra un argomento molto forte. Tuttavia, la tradizione cristiana ha mostrato che esso si basa su una comprensione incompleta sia di Dio sia della natura del male.

La domanda corretta non è semplicemente:

«Perché esiste il male?»

Bensì:

«Perché Dio permette temporaneamente l’esistenza del male all’interno di un piano di salvezza più grande?»

La differenza è fondamentale.

La fede cristiana non ha mai negato l’esistenza della sofferenza. Al contrario. La prende estremamente sul serio.

La Bibbia è piena di lacrime, persecuzioni, malattie, guerre e tragedie umane. La differenza è che la fede afferma che il male non ha l’ultima parola.


Che cos’è realmente il male?

Prima di chiederci perché Dio lo permetta, dobbiamo capire che cos’è.

San Tommaso d’Aquino, seguendo Sant’Agostino, insegnò che il male non è una realtà creata da Dio.

Il male è una privazione di un bene dovuto.

Per esempio:

  • La cecità è l’assenza della vista.
  • La menzogna è l’assenza della verità.
  • L’ingiustizia è l’assenza della giustizia.
  • L’odio è l’assenza dell’amore.

Dio ha creato tutto buono.

Come leggiamo nella Genesi:

«Dio vide quanto aveva fatto, ed ecco, era cosa molto buona» (Gen 1,31).

Il male non è una sostanza creata da Dio. È una corruzione o una deformazione di un bene preesistente.

Per questo la Chiesa insegna che Dio non è l’autore del male.


L’origine del male morale: la libertà umana

La prima grande risposta cristiana al problema del male si trova nel dono della libertà.

Dio ha voluto creare esseri capaci di amare.

Ma l’amore autentico richiede libertà.

Non può esistere un vero amore dove esiste soltanto programmazione.

Un robot può obbedire.

Un essere libero può amare.

E proprio perché può amare, può anche rifiutare l’amore.

Qui troviamo l’origine del peccato.

Gli angeli caduti usarono male la loro libertà.

I nostri progenitori usarono male la loro libertà.

E ciascuno di noi continua a fare lo stesso.

Gran parte della sofferenza del mondo deriva direttamente dalle scelte umane:

  • Guerre.
  • Corruzione.
  • Sfruttamento.
  • Aborto.
  • Violenza.
  • Odio.
  • Ingiustizie economiche.
  • Persecuzioni.

Dio potrebbe eliminare ogni possibilità di peccato.

Ma per farlo dovrebbe eliminare la libertà.

E allora scomparirebbe anche la possibilità dell’amore.


Perché Dio non interviene continuamente?

Molte persone si chiedono:

«Se Dio vede un’ingiustizia, perché non la ferma immediatamente?»

La risposta implica comprendere come Dio governi il mondo.

Dio sostiene continuamente la creazione, ma normalmente agisce rispettando le leggi della natura e la libertà delle sue creature.

Se Dio intervenisse miracolosamente ogni volta che qualcuno tenta di fare qualcosa di male:

  • Nessuna decisione avrebbe conseguenze.
  • La libertà sarebbe un’illusione.
  • La responsabilità morale scomparirebbe.

Il mondo diventerebbe una scena artificiale.

Tuttavia, Dio ha voluto una creazione autentica nella quale le nostre scelte abbiano un vero peso.

Questo non significa che Dio sia indifferente.

Significa che permette temporaneamente certe azioni perché vede l’intera storia, mentre noi vediamo soltanto frammenti.


Il mistero della sofferenza degli innocenti

Qui arriviamo al punto più difficile.

Che dire dei bambini che soffrono?

Che dire delle vittime innocenti?

Che dire di coloro che sopportano malattie devastanti?

La risposta cristiana riconosce umilmente che esiste un mistero.

Non tutto può essere pienamente compreso dalla nostra condizione limitata.

Il Libro di Giobbe è probabilmente la riflessione più profonda di tutta la Scrittura su questo tema.

Giobbe era giusto.

Eppure perse:

  • I suoi beni.
  • La sua salute.
  • I suoi figli.
  • La sua posizione sociale.

I suoi amici insistevano sul fatto che dovesse aver commesso qualche peccato nascosto.

Ma si sbagliavano.

Alla fine del libro, Dio non gli offre una spiegazione dettagliata.

Gli mostra qualcosa di più grande:

l’immensità della sua sapienza rispetto ai limiti umani.

Non tutte le domande ricevono una risposta immediata.

Ma la fede insegna che nessuna lacrima cade fuori dalla provvidenza divina.


La Croce di Cristo: la risposta definitiva di Dio alla sofferenza

La risposta più profonda al problema del male non è una teoria.

È una persona.

Gesù Cristo.

Molti immaginano un Dio lontano che osserva la sofferenza umana dal cielo.

Ma il cristianesimo proclama qualcosa di radicalmente diverso.

Dio stesso è entrato nella sofferenza umana.

È stato perseguitato.

È stato tradito.

È stato calunniato.

È stato torturato.

È stato condannato ingiustamente.

È stato crocifisso.

La Croce rivela che Dio non è estraneo al dolore.

Lo ha assunto personalmente.

Come dice il profeta Isaia:

«Egli si è caricato delle nostre sofferenze, si è addossato i nostri dolori» (Is 53,4).

E San Paolo proclama:

«Noi sappiamo che tutto concorre al bene per coloro che amano Dio» (Rm 8,28).

La Croce ci mostra che Dio può trarre un immenso bene persino dal peggior male immaginabile.

La Crocifissione fu il crimine più ingiusto della storia.

Eppure da essa nacque la salvezza del mondo.


Dio può trarre beni più grandi dai mali che permette

Questo insegnamento è fondamentale nella teologia cattolica.

Dio non vuole il male.

Ma può permetterlo perché è capace di trarne un bene maggiore.

Un esempio evidente è la conversione di molte persone dopo esperienze dolorose.

Innumerevoli santi hanno scoperto Dio proprio attraverso la sofferenza.

Non perché la sofferenza fosse buona in sé stessa.

Ma perché Dio ha trasformato quel dolore in un cammino di santificazione.

Sant’Agostino espresse questa verità con una frase celebre:

«Dio ha giudicato meglio trarre il bene dal male che non permettere alcun male.»

Questo non significa che dobbiamo cercare la sofferenza.

Significa che nessuna sofferenza deve necessariamente essere inutile.


L’ingiustizia non avrà l’ultima parola

Una delle più grandi angosce umane nasce quando vediamo prosperare i malvagi.

A volte i corrotti hanno successo.

I violenti sembrano vincere.

Gli innocenti soffrono.

Da una prospettiva esclusivamente terrena, questo è scandaloso.

Ma la fede cristiana contempla l’intera storia.

Esiste un giudizio divino.

Esiste una vita eterna.

Esiste una giustizia perfetta.

Dio non ignora nessuna azione umana.

Gesù stesso insegnò:

«Non c’è nulla di nascosto che non debba essere manifestato» (Lc 8,17).

La speranza cristiana non consiste nel negare le ingiustizie.

Consiste nel sapere che nessuna ingiustizia resterà senza risposta davanti a Dio.


Il ruolo dei cristiani di fronte al male

Comprendere perché Dio permette il male non significa restare passivi.

Al contrario.

La fede cattolica esige che si combatta il male.

I cristiani sono chiamati a:

  • Difendere la verità.
  • Aiutare i poveri.
  • Proteggere i deboli.
  • Promuovere la giustizia.
  • Consolare chi soffre.
  • Costruire la pace.

Ogni opera di misericordia è una partecipazione alla vittoria di Cristo sul male.

La domanda non dovrebbe essere soltanto:

«Perché Dio permette la sofferenza?»

Dovremmo anche chiederci:

«Che cosa sto facendo io per alleviare la sofferenza degli altri?»


La sofferenza può diventare una via di santità

Questo insegnamento è difficile per la mentalità moderna.

Viviamo in una cultura che considera la sofferenza qualcosa da eliminare a ogni costo.

Ed è certamente giusto combatterla quando è possibile.

Ma la fede cristiana aggiunge una dimensione più profonda.

La sofferenza unita a Cristo può avere un valore redentivo.

San Paolo scrive:

«Ora io sono lieto nelle sofferenze che sopporto per voi e do compimento a ciò che manca ai patimenti di Cristo nella mia carne, a favore del suo corpo che è la Chiesa» (Col 1,24).

Questo non significa che la Croce di Cristo sia insufficiente.

Significa che Dio ci permette di partecipare all’opera della redenzione offrendo le nostre sofferenze unite a quelle di Gesù.

Così comprendiamo perché tanti santi abbiano portato le loro croci con serenità e speranza.


La visione moderna del male e la perdita del senso trascendente

Una delle grandi tragedie del nostro tempo è che molte persone vivono la sofferenza senza un orizzonte spirituale.

Quando Dio scompare, il dolore sembra assurdo.

Quando scompare l’eternità, l’ingiustizia sembra definitiva.

Quando scompare la speranza soprannaturale, la sofferenza appare inutile.

Per questo molte crisi contemporanee non sono soltanto psicologiche o sociali.

Sono anche spirituali.

La fede non elimina automaticamente il dolore.

Ma gli dà un significato.

E una sofferenza dotata di significato può essere sopportata in modo completamente diverso da una sofferenza che appare priva di senso.


La vittoria finale di Dio

Il cristianesimo non termina sul Calvario.

Termina con la Risurrezione.

L’ultima parola di Dio sulla storia non è la morte.

È la vita.

Non è il male.

È il bene.

Non è l’ingiustizia.

È la giustizia.

Non è il peccato.

È la santità.

Il Libro dell’Apocalisse descrive il destino finale dei redenti:

«E asciugherà ogni lacrima dai loro occhi; non vi sarà più la morte, né lutto, né lamento, né affanno» (Ap 21,4).

Questa promessa è il cuore della speranza cristiana.


Conclusione: fidarsi quando non comprendiamo

La domanda sul perché Dio permetta il male probabilmente accompagnerà l’umanità fino alla fine dei tempi.

Nessuna spiegazione intellettuale può eliminare completamente il mistero.

Tuttavia, la fede cattolica offre alcune certezze fondamentali:

  • Dio non ha creato il male.
  • Dio non vuole il male.
  • Dio rispetta la libertà umana.
  • Dio può trarre un immenso bene anche dai mali più grandi.
  • Dio è entrato personalmente nella sofferenza attraverso Gesù Cristo.
  • Dio giudicherà ogni ingiustizia.
  • Dio promette una vita eterna nella quale il male sarà definitivamente sconfitto.

Quando contempliamo la Croce, comprendiamo che Dio non sempre risponde alle nostre domande nel modo che ci aspettiamo.

A volte risponde mostrandoci la sua presenza.

Il cristiano non crede perché comprende perfettamente il mistero della sofferenza.

Crede perché sa che, anche nel mezzo dell’oscurità, Cristo ha percorso quella strada prima di noi.

E se il Venerdì Santo si è concluso nella gloria della Pasqua, allora anche le nostre croci, unite alla sua, sono destinate a trasformarsi in risurrezione.

Perciò, quando il dolore, l’ingiustizia o l’incertezza sembrano insopportabili, possiamo ripetere con fiducia le parole del salmista:

«Anche se camminassi nella valle dell’ombra della morte, non temerei alcun male, perché tu sei con me» (Sal 23,4).

Questa è, in definitiva, la risposta cristiana al mistero del male: non una spiegazione fredda, ma la certezza che Dio rimane con noi anche quando non riusciamo a comprendere pienamente le sue vie.

Informazioni catholicus

Pater noster, qui es in cælis: sanc­ti­ficétur nomen tuum; advéniat regnum tuum; fiat volúntas tua, sicut in cælo, et in terra. Panem nostrum cotidiánum da nobis hódie; et dimítte nobis débita nostra, sicut et nos dimíttimus debitóribus nostris; et ne nos indúcas in ten­ta­tiónem; sed líbera nos a malo. Amen.

Vedi anche

Perché i demoni odiano il Latino? Ciò che dicono gli esorcisti sul potere della lingua sacra

In un tempo in cui tutto sembra accelerato, immediato e superficiale, parlare del latino può …

error: catholicus.eu