La “Quaresima di San Martino” praticata dai tuoi antenati

Un digiuno dimenticato che può rinnovare la tua vita spirituale oggi

Quando pensiamo alla Quaresima, quasi tutti immaginiamo immediatamente i quaranta giorni che precedono la Pasqua: il Mercoledì delle Ceneri, il digiuno, la penitenza, la conversione del cuore. Ma ciò che molti non sanno è che, per secoli, i nostri antenati cristiani hanno vissuto un’altra Quaresima, più breve ma non meno intensa, profondamente radicata nella vita liturgica e spirituale della Chiesa: la Quaresima di San Martino, nota anche come digiuno d’Avvento.

Riscoprirla non è un esercizio di nostalgia, ma un’opportunità provvidenziale per ritrovare il senso dell’attesa, della sobrietà e della preparazione interiore in un mondo che ha trasformato l’Avvento in un lungo preludio consumistico al Natale.


Cos’era la Quaresima di San Martino?

La cosiddetta Quaresima di San Martino iniziava tradizionalmente il giorno successivo alla festa di San Martino di Tours (11 novembre) e durava fino al Natale. In molti luoghi si estendeva per quaranta giorni, imitandone deliberatamente la Quaresima pasquale.

Non si trattava né di un’invenzione tardiva né di una pratica marginale. Già dal V secolo, soprattutto in Gallia, Hispania, Italia e in alcune comunità monastiche, i cristiani vivevano questo tempo come un periodo di digiuno, penitenza e preparazione spirituale per la venuta del Signore.

San Martino di Tours – soldato divenuto monaco e poi vescovo – incarnava un ideale cristiano molto concreto: rinuncia, carità radicale e vita austera. La sua figura divenne modello per preparare il cuore al grande mistero dell’Incarnazione.


Avvento: attesa gioiosa… ma anche penitenziale

Oggi tendiamo a descrivere l’Avvento esclusivamente come un periodo “gioioso”. E lo è. Ma per secoli la Chiesa ha compreso che non esiste vera gioia cristiana senza una precedente conversione.

L’Avvento tradizionale aveva un doppio carattere:

  • Speranza gioiosa per la venuta del Messia
  • Umile penitenza di fronte alla necessità di preparare l’anima

Molto simile a ciò che proclama San Giovanni Battista, figura centrale dell’Avvento:

“Preparate la via del Signore, raddrizzate i suoi sentieri” (Lc 3,4)

Preparare la via non significa decorare la casa o iniziare i canti di Natale a novembre. Significa raddrizzare il cuore, rimuovere gli ostacoli interiori, riconoscere il peccato e tornare a Dio.


Digiuno, sobrietà e vita quotidiana

La Quaresima di San Martino comportava pratiche molto concrete:

  • Digiuno (soprattutto lunedì, mercoledì e venerdì)
  • Astinenza dalla carne
  • Preghiera più intensa
  • Limitazione di feste e banchetti
  • Maggiore attenzione ai poveri

Non si trattava di una spiritualità disincarnata. Al contrario: influenzava la tavola, il calendario sociale, il ritmo della famiglia. La fede ordinava la vita quotidiana.

Qui c’è una lezione molto attuale: i nostri antenati comprendevano che il corpo educa l’anima. Ridurre, semplificare, astenersi… non per punirsi, ma per ampliare il desiderio di Dio.

Come dice il profeta Gioele:

“Ritornate a me con tutto il cuore, con digiuni, pianti e lamenti” (Gl 2,12)


Perché questa pratica si è persa?

I motivi sono molteplici:

  1. Progressivo allentamento delle discipline penitenziali
  2. Cambiamento culturale: l’inverno passò da tempo di raccoglimento a periodo di feste
  3. Secolarizzazione del Natale, sempre più centrata sull’aspetto esteriore
  4. Ignoranza liturgica, anche tra i cattolici praticanti

Il risultato è paradossale: arriviamo a Natale esausti, saturi e distratti, mentre dovremmo essere vigili, sobri e pieni di speranza.


La profonda rilevanza teologica di questo “digiuno dimenticato”

La Quaresima di San Martino ci ricorda qualcosa di essenziale: Dio viene, e la sua venuta richiede sempre preparazione.

L’Avvento non guarda solo al Bambino di Betlemme. Guarda anche:

  • Alla venuta di Cristo nella storia
  • Alla sua venuta sacramentale
  • E alla sua venuta gloriosa alla fine dei tempi

Per questo la Chiesa pone sulle nostre labbra parole così serie in questo tempo:

“Vegliate dunque, perché non sapete né il giorno né l’ora” (Mt 25,13)

La penitenza non è tristezza; è lucidità spirituale. Ci sveglia dal torpore del mondo.


Ha senso vivere oggi la Quaresima di San Martino?

Più che mai.

In una società rumorosa, accelerata e saturata di stimoli, ritornare a una spiritualità di attesa e sobrietà è profondamente controculturale… e profondamente cristiano.

Non si tratta di imporre fardelli impossibili, ma di recuperare lo spirito di questa tradizione.

Alcune applicazioni pratiche per oggi

  • Ridurre i consumi durante l’Avvento (acquisti, svaghi, social media)
  • Introdurre piccoli digiuni settimanali
  • Pregare quotidianamente con le letture dell’Avvento
  • Confessarsi prima di Natale, non dopo
  • Praticare l’elemosina in modo concreto
  • Recuperare il silenzio, soprattutto in casa

Piccoli gesti, vissuti con costanza, possono trasformare profondamente il modo in cui celebriamo il Natale.


Preparare il presepe… nel cuore

I nostri antenati sapevano qualcosa che noi abbiamo dimenticato: non si può accogliere degnamente Cristo se il cuore è pieno di rumore.

San Bernardo lo esprime con chiarezza disarmante:

“A che serve che Cristo sia nato una volta a Betlemme, se non nasce ogni giorno nel tuo cuore?”

La Quaresima di San Martino non è un reperto archeologico della fede. È un appello urgente a riscoprire la profondità spirituale dell’Avvento, a vivere il Natale non solo come un bel ricordo, ma come un evento che ci trasforma.


Conclusione: una tradizione che aspetta di essere riscoperta

Forse oggi non viviamo esattamente come i nostri antenati. Ma la loro saggezza spirituale resta valida. Sapevano aspettare. Sapevano prepararsi. Sapevano che Dio non si riceve alla leggera.

Riscoprire la Quaresima di San Martino significa, in fondo, imparare di nuovo ad attendere Dio.

E forse, se lo faremo, il Natale tornerà ad essere ciò che è sempre stato:
non un rumore passeggero,
ma l’irruzione silenziosa di Dio nel cuore dell’uomo.

Informazioni catholicus

Pater noster, qui es in cælis: sanc­ti­ficétur nomen tuum; advéniat regnum tuum; fiat volúntas tua, sicut in cælo, et in terra. Panem nostrum cotidiánum da nobis hódie; et dimítte nobis débita nostra, sicut et nos dimíttimus debitóribus nostris; et ne nos indúcas in ten­ta­tiónem; sed líbera nos a malo. Amen.

Vedi anche

San Biagio e la benedizione degli alimenti: quando la fede diventa gola, tavola e vita

Ci sono santi che nei calendari moderni sembrano “minori”, ridotti a una benedizione veloce alla …

error: catholicus.eu