La Presunzione e la Disperazione: due pericoli contro la Speranza che il Catechismo ci esorta a evitare

(Riflessione approfondita e guida pratica alla luce del CCC 2091–2092)


Introduzione: quando la speranza si deforma

Viviamo tempi paradossali. Da un lato, si parla più che mai di “ottimismo”, “autostima” o “pensiero positivo”. Dall’altro, l’esaurimento interiore, l’angoscia esistenziale e la sensazione che “nulla valga più la pena” sono sempre più diffusi. In questo contesto, la virtù teologale della speranza — così centrale nella vita cristiana — è costantemente minacciata da due deformazioni opposte ma ugualmente pericolose: la presunzione e la disperazione.

Il Catechismo della Chiesa Cattolica, con la lucidità propria della Tradizione, mette chiaramente in guardia contro questi due peccati contro la speranza nei numeri 2091 e 2092. Non si tratta di un avvertimento teorico né di un moralismo superato, ma di un insegnamento profondamente attuale, pastorale e liberante.

Questo articolo desidera aiutarti a comprendere, discernere e vivere la speranza cristiana autentica, evitando questi due abissi spirituali che minacciano sia il credente tiepido sia quello fervente.


1. La speranza cristiana: molto più che “pensare positivo”

Prima di parlare dei suoi nemici, è necessario ricordare che cosa sia realmente la speranza.

La speranza cristiana non è:

  • ingenuità,
  • ottimismo psicologico,
  • né fiducia cieca nel fatto che “andrà tutto bene”.

La speranza è una virtù teologale, infusa da Dio nell’anima con il Battesimo, per la quale desideriamo e attendiamo da Dio la vita eterna e i mezzi necessari per raggiungerla, confidando non nelle nostre forze, ma nella sua fedeltà e misericordia.

San Paolo lo esprime con forza straordinaria:

«La speranza poi non delude, perché l’amore di Dio è stato riversato nei nostri cuori per mezzo dello Spirito Santo che ci è stato dato» (Romani 5,5).

La speranza autentica vive sempre in una tensione:

  • confida totalmente in Dio,
  • ma riconosce umilmente la propria fragilità.

Quando questa tensione si spezza, emergono la presunzione o la disperazione.


2. La presunzione: confidare in Dio… senza Dio

Il Catechismo insegna:

«Vi sono due specie di presunzione: o l’uomo presume delle proprie capacità (sperando di salvarsi senza l’aiuto dall’alto), oppure presume dell’onnipotenza o della misericordia di Dio (sperando di ottenere il perdono senza conversione e la gloria senza merito)» (CCC 2092).

Che cos’è la presunzione, in fondo?

La presunzione è una falsa speranza. Assomiglia alla fiducia, ma in realtà è superbia spirituale. Si manifesta principalmente in due forme:

1. Presunzione di autosufficienza

  • «Sono una brava persona, non ho bisogno di confessarmi».
  • «Dio non mi chiederà così tanto».
  • «Finché non faccio del male a nessuno, basta».

Qui Dio viene ridotto a spettatore compiacente. La grazia non è più necessaria. Cristo smette di essere il Salvatore e diventa un semplice compagno morale.

2. Presunzione di una misericordia senza conversione

  • «Dio perdona tutto, qualunque cosa io faccia».
  • «Mi confesserò più avanti, quando sarò più grande».
  • «Dio è amore, non punisce».

Questa forma è particolarmente pericolosa perché usa Dio contro Dio: invoca la sua misericordia per giustificare il peccato.

San Paolo risponde con decisione a questa mentalità:

«Che diremo dunque? Continueremo a peccare perché abbondi la grazia? Assolutamente no!» (Romani 6,1–2).


Radici spirituali della presunzione

  • Orgoglio mascherato da fiducia.
  • Perdita del senso del peccato.
  • Riduzione sentimentale di Dio.
  • Dimenticanza del giudizio, della Croce e della necessità della grazia.

La presunzione anestetizza la coscienza e spegne il desiderio di conversione.


3. La disperazione: dubitare dell’amore di Dio

Il Catecismo insegna:

«Con la disperazione l’uomo cessa di sperare da Dio la salvezza personale, l’aiuto per conseguirla o il perdono dei peccati» (CCC 2091).

Che cos’è la disperazione?

La disperazione è una ferita profonda della fiducia filiale. Non sempre si manifesta come ribellione; spesso appare come stanchezza, vergogna o disprezzo spirituale di sé.

Frasi tipiche di chi è nella disperazione:

  • «Dio non può perdonarmi questo».
  • «Ho peccato troppo».
  • «Non sono fatto per essere cristiano».
  • «Cado sempre negli stessi peccati».

Qui il problema non è minimizzare il peccato, ma ingrandirlo fino a renderlo più grande della misericordia di Dio.

Paradossalmente, anche la disperazione è una forma di superbia: il peccato viene posto al di sopra della Croce.


Giuda e Pietro: due cadute, due strade

Entrambi tradirono Gesù.

  • Giuda disperò e si chiuse al perdono.
  • Pietro pianse amaramente, ma sperò nella misericordia.

La differenza non fu il peccato, ma la speranza.

«Il Signore è misericordioso e pietoso, lento all’ira e ricco di amore» (Salmo 103,8).


4. Presunzione e disperazione: due estremi, lo stesso errore

Anche se sembrano opposte, condividono un errore fondamentale:
👉 non accettare Dio per ciò che Egli è realmente.

  • La presunzione dimentica la sua santità e la sua giustizia.
  • La disperazione dimentica la sua misericordia e la sua fedeltà.

La speranza autentica vive nel centro:

  • teme di offendere Dio,
  • ma confida sempre nel suo perdono.

5. Guida pratica rigorosa: vivere la speranza dal punto di vista teologico e pastorale

A. Per combattere la presunzione

  1. Riscoprire il senso del peccato
    • Non per vivere nella paura, ma nella verità.
    • Esame di coscienza serio e regolare.
  2. Frequentare il Sacramento della Riconciliazione
    • Non solo «quando c’è peccato mortale».
    • La confessione educa all’umiltà e guarisce la presunzione.
  3. Meditare la Passione di Cristo
    • La Croce rivela il vero prezzo del peccato.
    • Chi contempla la Croce non banalizza la grazia.
  4. Praticare l’obbedienza
    • All’insegnamento della Chiesa.
    • Alla morale cristiana anche quando è esigente.

B. Per guarire dalla disperazione

  1. Contemplare la misericordia rivelata
    • La parabola del figlio prodigo.
    • Gesù con l’adultera, il buon ladrone, Pietro.
  2. Separare il peccato dal peccatore
    • Dio odia il peccato, ma ama infinitamente il peccatore.
    • La tua caduta non definisce la tua identità.
  3. Perseverare anche nelle cadute
    • La santità non consiste nel non cadere mai, ma nel rialzarsi sempre.
    • La speranza si esercita nella lotta, non nella perfezione.
  4. Cercare un accompagnamento spirituale
    • L’isolamento alimenta la disperazione.
    • La Chiesa è madre, non un tribunale senza volto.

6. Una parola finale per il nostro tempo

Oggi molti cristiani vivono intrappolati tra:

  • una fede comoda che non converte (presunzione),
  • e una fede angosciata che paralizza (disperazione).

La speranza cristiana è altro:

  • non promette una vita senza Croce,
  • ma garantisce che nessuna croce è inutile.

«Quanti sperano nel Signore riacquistano forza» (Isaia 40,31).


Conclusione: imparare a sperare come figli

La speranza non è un sentimento, ma una decisione sostenuta dalla grazia. Presunzione e disperazione sono due modi di smettere di sperare come figli e iniziare a vivere come schiavi: di se stessi o della paura.

Che questo insegnamento del Catechismo non resti teorico. Che diventi discernimento quotidiano, fiducia umile e cammino di conversione serena.

Perché il cristiano non cammina fiducioso in se stesso…
cammina fiducioso in Dio.

Informazioni catholicus

Pater noster, qui es in cælis: sanc­ti­ficétur nomen tuum; advéniat regnum tuum; fiat volúntas tua, sicut in cælo, et in terra. Panem nostrum cotidiánum da nobis hódie; et dimítte nobis débita nostra, sicut et nos dimíttimus debitóribus nostris; et ne nos indúcas in ten­ta­tiónem; sed líbera nos a malo. Amen.

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